Leggo per te
Tra crisi e valori
La Chiesa considera la famiglia cristiana come una “piccola Chiesa domestica”. La casa è il primo luogo dove si vive la fede, dove s’impara ad amare e si prega insieme. La comunione che si crea tra i membri della famiglia riflette o dovrebbe riflettere l’amore di Dio. Se questo è il pensiero cristiano sulla famiglia, allora dobbiamo verificarci ed educare a questa realtà in questa luce. Sappiamo però che talvolta anche noi cristiani, già sposati, dimentichiamo questo e i nuovi che si avvicinano a una vita comune, pur essendo battezzati, non vivono più o con difficoltà questa comunione e di conseguenza anche la comunità e la scelta di vita insieme assume un volto meno stabile e con più possibilità di retromarcia non scegliendo più il matrimonio religioso ma orientandosi verso la convivenza, l’unione di fatto o il matrimonio civile.
Penso che sia importante ritornare un po’ indietro nel tempo e pur consapevoli delle attuali difficoltà, ripensare al ruolo che ha la famiglia e alla scelta di una vita di coppia unita nel nome del Signore, ricordando il ruolo che i genitori hanno nell’insegnare ai figli il Vangelo attraverso i gesti di ogni giorno più che con le parole e vivendo all’interno di essa le dimensioni del perdono e dell’amore trasformandolo in un “sacrificio”, un impegno, una vocazione gradita a Dio.
Ora – scorrendo e leggendo diversi lavori e studi, ai quali ti rimando e che potrai trovare sulla rete navigando e dai quali prendo spunto per questa nostra chiacchierata – sappiamo che la Chiesa è una grande famiglia spirituale che accoglie e sostiene ogni nucleo familiare e lo fa principalmente attraverso la realtà della parrocchia che diventa di aiuta alla casa e a sua volta la casa e la famiglia arricchisce la vita stessa della comunità cristiana.
Sappiamo e vediamo che l’istituto della famiglia vive una profonda crisi a causa di rapidi cambiamenti sociali, economici e culturali. Tra i fattori principali figurano la precarizzazione del lavoro, la solitudine educativa dei genitori, la perdita di punti di riferimento autorevoli esterni e la trasformazione dei ruoli tradizionali all’interno della società moderna. La mancanza di stabilità economica e i salari bassi rendono difficile programmare il futuro o mantenere un nucleo numeroso, pertanto gestire la casa, le spese mediche e l’educazione dei figli richiede sforzi finanziari enormi spesso non sostenibili con un solo stipendio e dall’altra parte scarseggiano gli aiuti concreti dello Stato, come asili nido gratuiti o orari di lavoro flessibili per conciliare famiglia e carriera. Comprendiamo da questa semplice analisi che la cultura odierna spinge alla realizzazione personale immediata, scontrandosi con la dedizione e il sacrificio richiesti dai legami di lunga durata e così i genitori faticano a mantenere un ruolo educativo saldo e oscillano tra l’essere troppo severi e l’essere amici permissivi dei figli. La tecnologia e i social media, in questo contesto, isolano i membri della casa anche quando si trovano nella stessa stanza, riducendo il dialogo profondo e il confronto diretto.
Sappiamo anche e ne siamo tutti consapevoli, che la famiglia è però il primo nucleo vitale in cui i figli ricevono l’annuncio cristiano. La trasmissione della fede non avviene solo con lezioni o parole, ma attraverso la testimonianza quotidiana, il clima d’amore domestico e i piccoli gesti concreti del vivere insieme. Questo ce lo dobbiamo ridire con forza e rivedere gli stili di vita che abbiamo, senza dimenticare che i genitori e la famiglia sono i primi educatori con un compito primario e insostituibile.
Detto questo allora, l’impegno sarà quello di recuperare il nostro ruolo di testimoni coerenti di una vita vissuta tra il Vangelo e gli impegni di tutti i giorni, aiutando, guidando e introducendo i figli alla preghiera e ai gesti della tradizione cristiana vivendo la casa come una piccola Chiesa basata su fede, speranza e carità e aprendo al dialogo e al confronto religioso affrontando insieme le domande grandi sulla vita, in tutto questo la comunità parrocchiale può essere l’aiuto e la dimensione di sostegno da non perdere in questo cammino di crescita.
Nessuno è così sciocco da non capire le difficoltà ma è anche vero che nessuno è così distratto da non vedere le scuse, talvolta banali, che mettono al primo posto la propria individualità e non la famiglia, la religione o l’educazione, pur essendo consapevoli dell’importanza. Tutti troviamo scuse per giustificarci e venir meno al ruolo che abbiamo, alla vocazione che viviamo. Ovviamente non si può banalizzare e non avere presente le diverse difficoltà, che talvolta sono legate più che a un contesto sciale alle esigenze dei singoli, dimenticando le scelte fatte e venendo meno ai propri doveri e alla fedeltà a questi doveri, giustificandoli per i motivi di cui si parlava poc’anzi.
Credo sia il tempo di un vero esame di coscienza, recuperando l’impegno nella testimonianza, la bellezza dell’amore nel matrimonio, la bellezza pur non sempre facile della vita di coppia, della vita famigliare come punto di riferimento indispensabile per ognuno di noi.
@unavoce – foto: fonte







