L’autrice di questa illustrazione è Clara Esposito, una nota disegnatrice e illustratrice specializzata in editoria per l’infanzia e sussidi per la catechesi
Liturgia della Parola
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I commenti quest’anno sono proposti da don Marco Giordano [Portoso], nostro confratello Cappellano Militare a Bologna. Don Marco, come potete vedere dal suo curriculum, ha le qualifiche bibliche e teologiche e spirituali per accompagnarci in questo nostro cammino. Qui sotto ti rimando all’articolo completo che lo presenta, inoltre potete trovare alcune sue pubblicazioni sul sito del portale Academia.edu e sul circuito di Amazon (in particolare “I Salmi. Il Salterio e la Liturgia delle Ore” vol.1 e vol.2). Un grazie sentito dalla redazione di “Una Voce” per la sua collaborazione.
XXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
«Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette. (Mt 18, 21-22)
Meditando la PAROLA con don Marco Giordano: “Prosegue la lettura del diciottesimo capitolo del Vangelo secondo san Matteo. Dopo il passo sulla correzione fraterna ascoltato domenica scorsa, ci troviamo ad affrontare un tema ancora molto legato al rapporto tra le persone, quello del perdono. Gesù, come spesso accade, utilizza una parabola, vale a dire un racconto inventato, per farci comprendere delle realtà che altrimenti difficilmente possiamo fare nostre. A farci da compagna di viaggio in questa ventiquattresima domenica del tempo ordinario troviamo la parabola del servo spietato. Prima di vederne alcuni dettagli occorre sottolineare la domanda dalla quale prende le mossa il racconto di Gesù. Ad innescare questo discorso è ancora una volta san Pietro che chiede al Maestro: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?» (v. 21). Pietro ha capito certamente bene che il perdono nella vita cristiana è necessario e pensa che già perdonare sette volte sia un obiettivo molto difficile da raggiungere. Gesù lo fa andare oltre chiedendo un perdono senza limiti, non calcolabile: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette» (v. 22). E questa richiesta, che poi è il centro della parabola, Gesù la può fare a Pietro e ad ogni uomo perché sa bene che ognuno di noi ha ricevuto da Dio un perdono infinito per un debito altrimenti impagabile. Solo se sappiamo vedere come Dio si è comportato con noi, come quel re della parabola che condona un debito immenso, sapremo nel nostro piccolo vivere il perdono e la sua gratuità verso l’eventuale fratello che verso di noi ha commesso una colpa. Precisa infine Gesù, dovrà essere un perdono autentico, profondo, «di cuore» (v. 35).








