Diario del Cappellano

Con l’inizio della nuova stagione, riprende il cammino fatto d’iniziative e appuntamenti, anche per le comunità cristiane, parrocchie, associazioni, gruppi… e anche la nostra comunità, con le stellette, che ci ha visti, nonostante l’emergenza sanitaria, attenti e prudenti, a svolgere poche, ma significativi momenti di vita di chiesa –  solo per ricordare: la messa domenicale al mare con l’accoglienza di chi si univa alla nostra preghiera e la Madonna Pellegrina, ospite nel nostro Stormo, due momenti significativi, che hanno, poi, chiuso il tempo estivo, con la celebrazione del Sacramento del Battesimo e le prime Comunioni, che per i motivi noti, erano stati rinviati – sono riprese.

Come l’autunno, la nuova proposta comune di cammino, come linea guida per la nostra comunità è sul tema della Chiesa, essere e sentirsi Chiesa attraverso l’aspetto liturgico. La pubblicazione del nuovo Messale, ci accompagnerà in questo viaggio. Leggere la vita personale alla luce della storia della salvezza, raccontata tramite i testi del messale, sarà, quindi, la guida che ci accompagnerà in questo anno. Proposta che vede moneti di formazione, catechesi, preghiera e altro, da inserire nella quotidianità della vita.

La “vista virtuale…” è il primo di questi appuntamenti, che ha preso il via con il mese di ottobre, che la tradizione dedica alla devozione Rosario e  alla preghiera e raccolta di fondi, per le Missioni. Per non perdere nessuno, di chi ci è stato affidato, in questo tempo di difficoltà che disorienta, con il rischio di isolarsi, per paura, è la prima proposta di cammino, che parte da una riflessione personale, attraverso una mail-list che raggiunge i singoli la dove vivo e nell’intimità della loro vita, posso verificare il proprio cammino  e impegno.

Raccontare, quindi, la comunità, significa raccontare le storie di persone che la vivono e che s’intrecciano nella quotidianità e leggerle alla luce del Vangelo, con una certa onesta intellettuale che ci permette di vedere le cose anche attraverso altre prospettive, senza essere banali o prevenuti.

Ora, alla luce di ciò che ho detto, questa la nostra “famiglia”, una comunità, questa, che ha un background particolare, per la specificità d’impiego e lavoro, di uno e in molti casi, ormai, anche di entrambi o più appartenenti della famiglia. Questo loro “lavoro” specifico, particolare, caratterizza la loro vita, in quasi tutti gli aspetti, anche in quello religioso/spirituale e quindi anche la vita di Chiesa è differente – sia per la mobilità che li trasferisce spesso e comunque durante il percorso di carriera, molte volte, che per il tipo di servizio/lavoro che svolgono – pertanto va impostata con caratteristiche simili alla parrocchia, ma non uguali.

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Foto di Copertina: in primo piano – Forze Armate – per l’inizio dell’anno scolastico
in secondo piano –  S. Messa domenicale,  Area Sacra Esterna  della nostra Parrocchia

Essere con loro non è un semplice celebrare, proporre, camminare, conoscere… ma condividere tutta la loro vita professionale, sia in Patria che all’estero, una condivisione che permette al Cappellano di non “perdere nessuno di chi gli è stato affidato”, un servizio che non è solo al Cattolico, con tutte le necessità di crescita e di cammino, come stiamo raccontando, ma di Servizio di Assistenza Spirituale, che qualifica la loro vita personale, le loro scelte, la loro coscienza, indipendentemente dalla religione o fede che professano.

Ecco, questo è il compagno di viaggio e non il semplice parroco, con tutto il rispetto per la mole di lavoro e responsabilità che un parroco deve avere, ma anche con quel limite, che forse, alcune volte o molte volte, non permette di essere, sempre, con tutti, perché mille problematiche organizzative, amministrative … tolgono tempo alla sua attività di pastore.

La quantità d’iniziative, pertanto, non necessariamente dicono l’efficacia di una vita vivace di una comunità, gruppo o associazione, ma solo la varietà di tante proposte sperando che attraverso la diversità, tutti possano seguire, ma ovviamente sono “strategie” pastorali che possono diversificarsi, per ambiente e specificità delle singole persone, così come questa nostra comunità, che chiamo con le stellette, vive il suo cammino di cristiani, di Chiesa, attraverso stili comuni e a volte differenti, iniziative semplici  o solo presenza, ma per me, come responsabile religioso, con un’apertura verso tutti, attraverso il dialogo che nasce dalla presenza costane e dalla condivisione dello “status” di questi uomini e donne in divisa, che, differentemente, non ci permetterebbe di poter essere con loro, non come ospite, invitato per celebrare questa o quella ricorrenza, ma come commilitone, fratello, che conosce e condivide nel dettaglio la vita, il lavoro e l’impegno di queste persone e condividendo si ha una porta aperta per educare il cuore e la coscienza a crescere nella pace, nella fede, nella vita.

Per servire la Pace, difenderla e proteggerla, insieme alle istituzioni, ai valori di quella vita che tutti desideriamo, fatta di libertà, ma anche di rispetto, di impegno, ma anche di spensieratezza, che forse il nostro mondo, sia civile che religioso, ha perso di vista, perché più preoccupato a filosofeggiare che a vivere autenticamente, se non solo nel rivendicare o gridare “al lupo al lupo” puntando il dito a destra o sinistra secondo dove fa più comodo  alla propria carriera, o ai propri interessi, o ai propri ideali rivestiti di Vangelo, per sentirsi nel giusto, dicevo, per servire la Pace, bisogna educare il cuore, lo spirito e questo è il “servizio di Chiesa, che diventa Chiesa di servizio”, così tanto attaccato e criticato. Cosa è giusto?, sicuramente “sporcarsi le mani”, essere con loro condividendo tutto, ma del resto mi sembra anche superfluo doverlo ricordare, basterebbe leggere il Vangelo.

Questa, caro amico lettore, la nostra Parrocchia, la nostra comunità, il nostro cammino di cristiani e di Chiesa per seguire la vocazione comune alla santità, che il Concilio Vaticano II, ci ricorda nella Costituzione Dogmatica “Lumen Gentium e che il Catechismo della Chiesa Cattolica ci ricorda: “Tutti i cristiani sono chiamati alla santità, che consiste nella perfezione della carità, raggiunta accogliendo la volontà di Dio nelle diverse situazioni e forme di vita”.

@unavoce