Rapporti interpersonali

  

“Mitezza è la capacità di cogliere che nelle relazioni personali – che costituiscono il livello propriamente umano dell’esistenza – non ha luogo la costrizione o la prepotenza ma è più efficace la passione persuasiva, il calore dell’amore”.
( Card. Carlo Maria Martini)

 

La prepotenza ti rende forte per un giorno.
L’umiltà per sempre.
(Massima Zen)

 

Noi ci scandalizziamo dei prepotenti della terra, puntiamo il dito sulle ingiustizie e poi cosa scopriamo? Che siamo noi i primi prepotenti: in casa, sul lavoro, nella vita. Prepotenti nei modi, nel linguaggio, nelle scelte, se per caso la sorte vuole che abbiamo un minimo di responsabilità in qualche settore della vita privata o lavorativa sociale o anche ecclesiale, allora viene fuori il peggio di noi sentendoci autorizzati a non ascoltare perché riteniamo di avere la “scienza infusa” diventando “tuttologi”  per fare poi, ovviamente, senza criterio e a trattar male gli altri a trattarli con inferiorità supponenza, mancando nei modi base della convivenza, dell’educazione, dell’eleganza verbale e dei modi se poi c’è differenza di età o di grado, allora peggio mi sento. 

“Viviamo in un’epoca particolarmente caratterizzata dall’arroganza, dal sopruso e dall’aggressività.  Un numero sempre più grande di persone ritiene che questi aspetti servano per “rimanere a galla”, per non farsi schiacciare dagli altri e da un mondo ostile, per avere successo, per apparire più in alto degli altri … Questo problema non riguarda solamente i giovani ma anche i genitori che, lasciando quasi piena libertà ai figli, li fanno diventare padroni della propria vita e quindi credono di sapere tutto, di non aver bisogno dell’aiuto né dei consigli di nessuno e quindi diventano prepotenti se qualcuno cerca di aiutarli…”. (cfr. Kipo

Ma questo come si chiama nella vita? Stupidità, ignoranza!!! che al di al dei titolo che uno può aver accumulato nella vita, l’unico titolo che alla fine gli rimarrà sarà quello delle stupido vestito bene.

Quante volte facciamo e/o abbiamo visto e fatto questa esperienza, oggi fermarci a pensare ci aiuterà a valutare le situazioni e guardare in noi stessi e vedere o rivedere i nostri modi, i nostri atteggiamenti, le nostre parole e toni con cui viviamo la nostra vita e come ci rapportiamo con gli altri.

Lavorare, in modo particolare chi svolge un lavoro di servizio e penso a quei lavori che si ha un rapporto interpersonale continuo, se non c’è un po’ di sana umiltà e voglia di crescere e imparare sempre, di passione per quello che si fa, non si andrà da nessuna parte e non solo non avrai fatto un servizio che poi è il tuo servizio, ma avrai deturpato la tua vita e distratto quella degli altri con una responsabilità maggiore davanti a te stesso e agli altri, per non dire davanti a Dio. 

Essere a servizio, svolgere una professione umile o grande che sia ha una sua deontologia, una sua caratteristica che è data in primis dalla persona stessa, dal voler fare bene, con impegno, pensando a servire ricordando che ognuno di noi è a servizio di qualcun altro o di qualche cosa d’altro, pertanto fermarci a ripensare a come svolgiamo nostra vita ci aiuterà a rivedere noi stessi e i rapporti che abbiamo e creiamo ogni giorno. 

La prepotenza, la superiorità che dimostriamo alla fine dice e trasmette solo insicurezza di chi abbiamo difronte, dice solo povertà interiore e spirituale e non porterà da nessuna parte.

Il mondo vive di prepotenze, di soprusi di interessi personali e vediamo come sta andato e non solo la storia avrebbe dovuto ricordarcelo, ma anche il presente recente ce lo dimostra ogni giorno, ma sembra che non capiamo, che le cose che accadono non interessino ai singoli a noi perché non ci toccano direttamente, qui noi sbagliamo perché ogni cosa è responsabilità di tutti, la carta per terra, la velocità in strada, la puntualità a un impegno, il dovere di … sono cose riguardano ognuno di noi e l’impegno serio e responsabile e non prepotente di ognuno ci porterà a una convivenza fraterna  e rispettosa, nessuno e meglio dell’altro, ma ognuno ha capacitò che messe in comune poteranno a un risultato bello per tutti.

Ritorniamo a quegli atteggiamenti di gentilezza, di bellezza, di sincerità, comprensione, di armonia, cordialità, cortesia …  che ci permetteranno di vivere e di costruire un mondo migliore. Non siamo fuori tempo per essere migliori, per essere quelli per cui Dio ci ha pensati un tesoro prezioso se pur in vasi di creati e pertanto da trattare con cura e questo non solo Dio nei nostri confronti e Lui non manca in questo perché ha scommesso su ognuno di noi e ci rimane accanto anche se noi ci dimentichiamo di Lui, ma anche tra di noi, trattarci con cura, con amore, imparando a gareggiare nello stimarci gli uni gli altri.

“La carità non sia ipocrita: detestate il male, attaccatevi al bene; amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi a vicenda. Non siate pigri nel fare il bene, siate invece ferventi nello spirito; servite il Signore. Siate lieti nella speranza, costanti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera. Condividete le necessità dei santi; siate premurosi nell’ospitalità. Benedite coloro che vi perseguitano, benedite e non maledite. Rallegratevi con quelli che sono nella gioia; piangete con quelli che sono nel pianto. Abbiate i medesimi sentimenti gli uni verso gli altri; non nutrite desideri di grandezza; volgetevi piuttosto a ciò che è umile. Non stimatevi sapienti da voi stessi. Non rendete a nessuno male per male. Cercate di compiere il bene davanti a tutti gli uomini. Se possibile, per quanto dipende da voi, vivete in pace con tutti”. (cfr. Rm 12,9-18) 

@unavoce

 

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