Intimità del Giovedì Santo

 

Non ci sono due maniere buone di servire Dio. Ce n’è una sola: servirlo come lui vuole essere servito (S. Curato d’Ars) 

abbiate odore di pecore e sorriso di padri (Papa Francesco) 

Cristo porta gioia perché annuncia amore: questo devono fare coloro che, da lui consacrati con l’unzione sacerdotale, intendono comunicare il suo messaggio di liberazione dal peccato. Non si può annunciare la gioia dell’amore di Dio con il volto scuro. (Papa Francesco)  

Il prete deve tenere il cuore aperto a un amore che lo pervade nell’intimo – corpo, spirito, sentimenti – e si nutre di vicinanza, confidenza, familiarità. In una parola, occorre far circolare in noi l’Amore Trinitario. «La mia fedeltà e il mio amore saranno con lui»: Davide canta (Salmo 88) il «per sempre» dell’amore di cui fa esperienza; canta nel Salmo, nella preghiera. La domanda sull’intimità è domanda sulla preghiera, luogo in cui si impara a rinunciare a se stessi, aprendo il cuore allo Spirito che ci trasforma fin nell’essere: ci fa “essere sacramento”, segno luminoso e autentico di un Oltre, di un Altro al quale, nell’intimità, abbiamo accesso, del quale siamo trasparenza. (Mons. S. Marcianò, Ord. Mil.)

 

Il Giovedì Santo è caratterizzato dalla S. Messa Crismale, dove tutti i sacerdoti con il proprio vescovo celebrano l’Eucarestia benedicendo gli Oli per i Sacramenti e dove si rinnovano i voti e le promesse sacerdotali, così oggi queste poche righe come augurio a tutti in sacerdoti del mondo e preghiera per loro.

Vi rimando al Documento del nostro Sinodo al capitolo sul Cappellano Militare dove la specificità del nostro servizio ci pone nel gregge del Signore in questa porzione di vigna come compagni di viaggio, come fratelli che condividono un cammino in tutte le sue parti e da compagni, fratelli e padri vicini agli uomini e alle donne in divisa che svolgono il loro sevizio per il bene della Patria e dei suoi cittadini a difesa della Pace e dei valori della libertà, del rispetto e della condivisione.

“Quando parliamo del Sacerdozio e ne diamo testimonianza, dobbiamo farlo con grande umiltà, consapevoli che Dio ‘ci ha chiamati con una vocazione santa, non già in base alle nostre opere, ma secondo il suo proposito e la sua grazia’. Contemporaneamente ci rendiamo conto che le parole umane non sono in grado di reggere il peso del mistero che il sacerdozio porta in sé”. Questi sentimenti del Sommo Pontefice Giovanni Paolo II hanno ispirato questo documento del primo Sinodo che la Chiesa Ordinariato Militare ha celebrato per chiarire e verificare in special modo l’identità dei suoi cappellani militari. Sente ora l’urgenza di dover corrispondere fedelmente a quella vocazione e missione particolare che la Chiesa universale le ha affidato attraverso il servizio insostituibile dei suoi sacerdoti … CONTINUA

Da sacerdote con più di trent’anni di servizio posso dire che al di là di limiti e difficoltà, sbagli ed errori, successi ed insuccessi, la vocazione sacerdotale è un dono immenso che Dio ci ha riservato, un dono immeritato a poveri uomini senza nessun pregio che però dona una luce a chi vive questa vocazione.

Possiamo parlare, discutere, cambiare i programmi di formazione, leggere limiti, ma rimane una vita meravigliosa. Ancora prima di essere a servizio dei fratelli è meravigliosa per la vicinanza a Dio, per l’intimità che si crea, in modo particolare attraverso la Celebrazione Eucaristica, dono immenso per ogni credente, ogni cristiano, ma in una sinfonia unica per il Sacerdote stesso che celebra.

Pregate per i vostri sacerdoti, non per chi sono, ma per quello che vi donano, per quello che rappresentano e se qualcuno di noi cade siate pronti a sostenerli perché possiamo scorgere l’abbraccio della comunità e il Perdono di Dio per continuare il servizio in mezzo a voi come guide, come santificatori, come evangelizzatori con la vita prima ancora che con le parole.

Uomini scelti non per i loro meriti o pregi, doti o abilità, ma scelti perché chiamati, perché pronti a rispondere, ad obbedire a Dio, perché innamorati di Dio e della vita.

Impariamo, allora, ad andare al di là delle apparenze e scorgere nell’uomo il Cristo vivo, normale che sa guardare negli occhi, vivere con semplicità, serenità, ognuno con il suo carattere, con la sua umanità bella o limitata che non diventa limite ma ricchezza per parlare di Dio al mondo, all’uomo, ad ogni uomo e condividendo il cammino.

Pertanto alla fine cosa rimane? Solo un grande sorriso che comunica la fede, l’amore, il servizio, la gioia. Questo è il Sacerdote, l’uomo del sorriso di un mamma che contempla il figlio che dorme, di un papà che orgoglioso del figlio lo abbraccia, di una moglie o di un marito, di un amico, di … è il sorriso di Dio, è l’amore fatto persona dal cuore grande, dalle braccia aperte, dalla mente libera.

Amate i vostri sacerdoti, pregate per loro siategli accanto e Dio sorriderà alla vostra vita.

Un sorriso significa molto. Arricchisce chi lo riceve; senza impoverire chi lo offre. Dura un secondo ma la sua memoria, a volte, non viene mai cancellata.
– Charles Chaplin

Allora la nostra bocca si aprì al sorriso, la nostra lingua si sciolse in canti di gioia. Allora si diceva tra i popoli: Il Signore ha fatto grandi cose per loro. (Salmi 126,2)

Noi Cappellani Militari con il nostro Arcivescovo Ordinario Militare per l’Italia Mons. Santo Marcianò, abbiamo rinnovato le nostre promesse, vi rimando alla Sua Omelia per condividere con voi la preghiera e la vicinanza alla nostra Chiesa.

AUGURI!!!!

@unavoce

 

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