Le parole del pastore

 

Raccolgo i pensieri del nostro Arcivescovo che ha espresso nelle sue omelie dalla Messa Crismale alla Veglia Pasquale, come occasione di meditazione. Già abbiamo rimandato, in un articolo su questo sito: “L’amore supera tutto”, a commento del al Messaggio Pasquale, pertanto ora solo un richiamo sul Sito dell’Ordinariato Militare dove troviamo le sottolineature delle sue predicazioni che qui vi riporto, che potranno guidare la nostra meditazione e la nostra preghiera personale.

Giovedì Santo Messa Crismale: “Viviamo, per così dire, una globalizzazione di dolore che non può lasciare indifferente nessun presbitero, soprattutto chi, come noi, ha consegnato a Dio il proprio sacerdozio affinché Egli lo renda strumento di accompagnamento, sostegno, santificazione per i militari, interpellati più di altri tanto dall’emergenza pandemica quanto da ogni minaccia di guerra. Mentre all’Altare del Signore rinnoviamo le Promesse sacerdotali, vogliamo pertanto chiederci cosa significhi, in questo oggi di dolore, fare memoria della vocazione. Lo facciamo attraverso le risposte alle interrogazioni previste dalla Liturgia, cercando, con l’aiuto della Parola di Dio e alla luce del Mistero della Santissima Trinità, di far risplendere il volto del sacerdozio, nella sua essenza di «sacramento». Lo facciamo in tre punti, seguendo la bella intuizione di S. Agostino sulla Trinità: Rinnovare il sacramento – il Figlio, l’Amato; Dispensare i sacramenti – il Padre, l’Amante; Essere sacramento – lo Spirito, l’Amore”. (cfr. dall’Omelia, Mons. Santo Marcianò)

Giovedì Santo nella Cena del Signore: “dimensione esistenziale dell’eucaristia. Il donarsi di Cristo per la salvezza dell’umanità è un donarsi di ciascuno di noi, di ciascun cristiano ai fratelli attraverso la carità. Sono tre giorni in cui siamo chiamati ad entrare nel mistero di Cristo contemplandolo, prima di tutto, ma mettendoci in ascolto attento della sua Parola. È in anticipo che Gesù istituisce il sacramento ed è in anticipo che Gesù fa vivere il mistero pasquale ai discepoli, tanto che essi fanno veramente fatica a comprendere …è il rifiuto di Dio… Ancora oggi questo rifiuto è dentro il cuore dell’uomo. Dio è scomodo, viene scartato perché ci chiede di andare oltre il nostro egoismo, il nostro primeggiare; è scandaloso il dono dell’amore perché chiede a ognuno di noi di farci servi dei servi”. (cfr. dall’Omelia, Mons. Santo Marcianò

Venerdì Santo nella Passione del Signore: “La Croce è già resurrezione perché è il legno della Croce lo strumento attraverso il quale l’umanità di Gesù, che tocca la morte assumendola e vincendola, ci salva. Cristo patì per noi, lasciandoci un grande esempio… E’ una potenza, quella di Dio, che si manifesta in una debolezza estrema. Gesù è in agonia per la nostra agonia, e noi siamo in agonia perché ancora facciamo fatica ad accogliere Lui come nostro Salvatore. Bisogna tornare al giardino dell’Eden dove tutto era in equilibrio, dove l’amore trionfava. Gesù ci torna in quel giardino, dove verrà consumato il tradimento. Torna in quel giardino perché va recuperato quel progetto originario, il progetto della salvezza, va recuperato il Paradiso. Gesù si presenta come l’amen di Dio … c’è un sottofondo che attraversa l’umanità di ciascuno di noi. È il voler fare a tutti i costi giustizia attraverso non un’umanità redenta, sana, ma un’umanità che fa prevalere la violenza, la superbia e tutto ciò che in noi, dovremmo poter dire onestamente, non è pienamente umano. Ecco allora l’amen. Io vengo, io mi offro, io accetto di dare la vita, quella vita che tu mi chiedi per la salvezza di tutti. Kierkegaard dice una cosa semplice: quando nell’amore non si lotta più, l’amore finisce”. (cfr. dall’Omelia, Mons. Santo Marcianò)

Sabato Santo Veglia Pasquale: “Dio diventa creatura, se non avesse assunto la nostra umanità non avrebbe potuto redimerla. Il primo giorno ecco perché la domenica si celebra la Pasqua; al mattino presto… il buio si sta diradando, al buio Lui illumina i cuori di ciascuno di noi e le tenebre non sono capaci di sconfiggere la luce; le donne … sono con Gesù, si innamorano di Lui, è un innamoramento nella fede. Sotto la croce ci sono solo loro e Giovanni. La Pasqua mette in risalto la leadership delle donne, il loro coraggio, il loro ruolo. Sono loro che vanno a dare l’annuncio agli apostoli, le prime apostole sono state le donne. C’è in loro un amore che non riesce a fare il salto della fede. In quale Gesù crediamo? In un Gesù morto da profumare con le nostre categorie o in Gesù vivo? Gli apostoli fanno fatica a credere e vengono zittite pure le testimoni del risorto. La fede si misura con l’annuncio della Parola, senza l’annuncio della Parola non c’è fede. Noi diciamo di credere ma che posto ha la Parola di Dio nella nostra vita? Il mondo di oggi cerca di zittire Dio, cerca di zittire Cristo attraverso lo zittire i suoi testimoni. Si cerca in tutti i modi di mettere il bavaglio a coloro che annunciano Cristo. E’ la tentazione dell’uomo di oggi di farsi manipolare dalla cultura dominante, non credere nella Parola di Dio. Quando si prova a parlare di Dio spesso si viene perseguitati A volte non lo si fa perché se lo si fa non si fa carriera. C’è anche un mondo lavorativo che tiene fuori, tiene lontano Dio. Le donne guardano a terra. E’ difficile alzare gli occhi al cielo per cercare il vivente. Ci accontentiamo della terra? Che poi sono gli idoli al posto di Dio. Alziamo lo sguardo. Cristo è Risorto. Lui è il vivente Tutti siamo morti a causa del peccato. Guardiamo per terra? E’ il segno della perdita della speranza. La speranza è certa. Annunciamo la resurrezione di Gesù a tutti coloro che incontreremo”. (cfr. dall’Omelia, Mons. Santo Marcianò)

Meditazioni che parlano al cuore, sia di noi sacerdoti, “strumento di accompagnamento, sostegno, santificazione per i militari” che ad ogni fedele, ad ogni cristiano, ad ogni cuore attento che non rinuncia a cercare Dio perché “Dio è scomodo, viene scartato perché ci chiede di andare oltre il nostro egoismo” e la riflessione prosegue, giorno per giorno, accompagnando un cammino di rinascita, “bisogna tornare al giardino dell’Eden dove tutto era in equilibrio”,solo con questo sforzo, con questo coraggio, con questa fede possiamo avere l’entusiasmo delle donne, sottolinea infatti, il nostro pastore, che “la Pasqua mette in risalto la leadership delle donne, il loro coraggio, il loro ruolo. Sono loro che vanno a dare l’annuncio agli apostoli”. Comprendiamo allora che il cammino da compiere, per tutti fedeli e sacerdoti, laici e religiosi/e è mettersi nelle mani del Signore, superando la tentazione dell’egoismo per tornare alle origini della fede con il coraggio delle donne che superano le ore buie della mattina per andare dal Signore.

@unavoce

 

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