«A voi è dato di conoscere il mistero del regno di Dio; ma a quelli che sono di fuori, tutto viene esposto in parabole, affinché: “Vedendo, vedano sì, ma non discernano; udendo, odano sì, ma non comprendano; affinché non si convertano, e i peccati non siano loro perdonati”». Poi disse loro: «Non capite questa parabola? Come comprenderete tutte le altre parabole?”. (Mc 4, 11-13)

 

Libertà di parola, libertà di opinione, di espressione, libertà di pensiero, di azione … libertà … oggi sembra che ci sia una rivendicazione di una libertà che non ci viene concessa, eppure ognuno dice e fa quello che vuole, il problema è che è una libertà che non rispetta le libertà, è un parlare che non dice verità ma un pregiudizio e pur sventolando diritto di libertà manchiamo di dovere, di dignità e di rispetto e siamo schiavi di altri pensieri e di mode.

Per portare avanti le priorie opinioni, cosa sacro santa, si manca di rispetto e di libertà nei confronti degli altri, propinando opinioni in modo scorretto e unilaterale, distruggendo monumenti o difendendo l’ignoranza, ma questa è libertà? Mi spiace, amici miei, questa è una grande prepotenza vestita di libertà, è il segno di una grande vuotezza interiore, di ideali e di convinzioni. Si critica tutto e tutti e non si fa nulla o si fa in modo sbagliato, scorretto e scostumato e poi ci scandalizziamo di cosa accade tra i giovani e anche non più giovani. Dove rimane l’educazione se i grandi si permettono di dire e fare cose senza criterio?

Ora, un genitore, una figura pubblica o un datore di lavoro, un gestore di locale o di azienda, un sacerdote o un governante, un militare o un semplice operatore di un servizio pubblico, NON deve mai dimenticare la dignità del ruolo che ha e non può permettersi di dire e fare quello che vuole, deve ricordarsi del suo ruolo, del suo servizio e questo non vuol dire non dire la verità ma dirla nei modi e tempi corretti e nei luoghi appropriati.

La verità non deve mai mancare di carità, l’opinione personale non deve mai mancare di rispetto, i propri ideali non devono mai mancare di intelligenza nei confronti di quelli degli altri. Non a caso abbiamo ruoli e leggi per aiutarci in questo percorso e ci sono modi e tempi per portare all’attenzione o denunciare i limiti e gli errori. Se veniamo meno a questi principi basilari della convivenza come possiamo pretendere di giudicare una guerra quando poi noi siamo fautori di tensioni interne?

La diplomazia c’insegna i tempi e i modi, la deterrenza c’insegna la determinazione per proteggere, l’intelligenza e la carità ci insegna i modi per aiutare a cambiare. La severità dei giudizi non limitano la libertà ma ricordano i principi e questi sempre nel rispetto dei singoli.

Fede, religione, cultura, politica, … sono gli strumenti per educarci a vivere in armonia, se eliminiamo e contestiamo tutto, cosa rimane? Il giudizio che diventa pregiudizio e le parole dello strillone di turno che vuole far apparire verità la sua verità giudicando e pregiudicando il cammino e questo non ci porterà certo a diventare protagonisti della vita o a risolvere le divisioni.

Troppe volte l’abbiamo vista nella storia passata e recente, persone che hanno portato avanti ideali che hanno umiliato popoli e nazioni, singoli e privati, religioni e politiche … non mischiamoci con questi limiti e ricordiamoci la dignità che ogni persona ha, ricordiamo i ruoli che ognuno di noi ha, senza diventare populisti solo per avere dei like sui social. Se dimentichiamo chi siamo, genitore, politico, prete, militare … non educhiamo, non faccio il bene nostro ne degli altri. La fedeltà ai principi fondamentali sarà la base per la fedeltà alla vita e alle singole scelte che facciamo. Se non siamo capaci di essere fedeli alle nostre vocazioni come potremo essere fedeli alla nostra Patria, agli ideali in cui crediamo, al nostro credo, alla nostra fede, alla nostra professione … la fedeltà è fatta d’impegno, rispetto, dialogo, confronto e accoglienza.

Parole, gesti, modi, tempi vanno pensati, ricordandoci che ognuno di noi è guardato da qualcuno e non si tratta di fingere ma di usare l’intelligenza ma quella vera quella, quella che conosce e pensa prima di parlare e quando lo fa, lo fa nei tempi e nei modi giusti per proporre le proprie idee o denunciare limiti ed errori personali o sociali.

Non diventare “massa” ma sii “lievito” per farla fermentare. Gesù parlava in parabole non per nascondere o non dire ma per usare un tempo e un modo giusto, per far comprendere. Forse basta ripensare ai nostri modi e ritornare a quella dignità umana e religiosa che ci permette di vivere insieme in pace, “senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli, spiegava ogni cosa”. (Mc 4, 34), questa è la strada per una vera conversione, per un vero cambiamento, per un vero aiuto vicendevole a costruire un mondo migliore.

@unavoce

 

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