Davvero vani per natura tutti gli uomini
che vivevano nell’ignoranza di Dio,
e dai beni visibili non furono capaci di riconoscere colui che è,
né, esaminandone le opere, riconobbero l’artefice.
Ma o il fuoco o il vento o l’aria veloce,
la volta stellata o l’acqua impetuosa o le luci del cielo
essi considerarono come dèi, reggitori del mondo.
Se, affascinati dalla loro bellezza, li hanno presi per dèi,
pensino quanto è superiore il loro sovrano,
perché li ha creati colui che è principio e autore della bellezza.
Se sono colpiti da stupore per la loro potenza ed energia,
pensino da ciò quanto è più potente colui che li ha formati.
Difatti dalla grandezza e bellezza delle creature
per analogia si contempla il loro autore.
Tuttavia per costoro leggero è il rimprovero,
perché essi facilmente s’ingannano
cercando Dio e volendolo trovare.
Vivendo in mezzo alle sue opere, ricercano con cura
e si lasciano prendere dall’apparenza
perché le cose viste sono belle.
Neppure costoro però sono scusabili,
perché, se sono riusciti a conoscere tanto
da poter esplorare il mondo,
come mai non ne hanno trovato più facilmente il sovrano?
(Sap 13,1-9)

 

Un testo molto bello e significativo questo del primi versetti del capitolo 13 del Libro della Sapienza che la liturgia ci ha fatto ascoltare venerdì 17 novembre. L’autore suggerisce e cerca di farci aprire gli occhi davanti alla vita, sottolineando la nostra superficialità a non riconoscere Dio a non credere in Lui. Una stoltezza perché godendo del bello che ci circonda non riusciamo a vedere oltre e scorgere il Creatore di questa bellezza.

Un argomento a me caro quello di saperci stupire della vita e delle coese della vita, della natura che ci circonda, dei suoi colori, profumi e suoni. Presi talmente di corsa a vivere la vita da non accorgerci di essa, talmente preoccupati delle cose di questo mondo di non accorgerci del mondo, ma senza un cuore capace di accorgersi, di vedere, di stupirsi sarà vuoto il nostro ricordarci di amare tutti, di abbracciare tutti, di essere attenti a chi ci sta intorno di essere veri nella vita che ci siamo scelti. Guardiamo il nostro orticello e non ci accorgiamo delle meraviglie che abita attorno a noi, non ci accorgiamo della natura e tanto meno dei fratelli e delle sorelle che abitano questo immenso giardino. Rimaniamo scandalizzati e preoccupati delle cose che non vanno per poi però non impegnarci in prima persona a coltivare e conservare né il pianeta né le persone che lo vivo. L’egoismo è talmente alto, la chiusura della nostra mente talmente forte da non essere felici dei doni che abbiamo.

Il Libro della Sapienza ci sprona a essere attenti. Prova a rileggere il testo in questa ottica umana e spirituale. Non sono un Biblista e non ho la pretesa di spiegare il testo se non dal punto di vista della mia sensibilità e della mia preghiera, del mio impegno e del servizio che ogni giorno svolgo con me stesso per essere capace di amare Dio e i fratelli nella situazione attuale.

Vi rimando a uno studio, se pur sommario, che ci possa aprire la mente e educarci a quando accostando la Bibbia saper leggerla con gli occhi della fede.

“Il libro tratta molto circa Dio e difende la dimostrabilità della sua esistenza. Il testo più chiaro a questo riguardo è 13,5: Infatti dalla grandezza e bontà delle creature, per ragionamenti, si può conoscere il loro autore. Il termine usato per dire ‘ragionando’ o ‘per ragionamenti’ è un avverbio in greco: avnalo,gwj (analogōs: “per analogia”). Un altro testo è 13,1, dove si parla della vanità di coloro che non sono riusciti ad arrivare alla conoscenza di Dio dalle sue opere: Veramente sono vani per natura tutti gli uomini che ignorano Dio e che dai beni visibili non furono capaci di conoscere colui che è, né, considerando le opere, seppero riconoscere l’artefice, ed anche 13,8, dove dice che questi sono ‘inescusabili’: Ma neppure costoro sono scusabili (assomiglia molto a Rm 1,20 dove San Paolo probabilmente cita la Sapienza di modo implicito). Dio creò il mondo (cfr. 6,7), è Signore e conservatore di ogni cosa (cfr. 11, 25-26), lo guida con la sua Provvidenza (14,3), con la quale castiga e corregge anche i peccatori (12,2).  Il capitolo 13 del libro trattiene una meravigliosa descrizione dalla possibilità della conoscenza naturale di Dio, della sua esistenza, come già abbiamo notato (cfr. 13,1-9). Possiede anche due bellissime e molto grafiche descrizioni dellidolatria, riguardanti soprattutto le sue origini: (13, 10-19 e 14, 15-21). Si inizia affermando che vani sono gli uomini che non hanno la conoscenza di Dio (13,1). Questa conoscenza è possibile, perché si basa sulla Creazione stessa. Da qui prenderà San Paolo la dottrina della conoscenza naturale di Dio, che dalle realtà visibili è possibile arrivare a conoscere le realtà invisibili (paragonare 13, 3-4 con Romani 1,20). Il libro afferma di modo esplicito che per ragionamento (analogia) si arriva dalla conoscenza delle creature alla conoscenza del Creatore (cfr. 13,5), in un testo di grande importanza. Dirà poi in seguito che quelli che non conobbero l’artefice, potendo farlo (13,9) sono inescusabili, e viene cioè imputato loro come peccato. Anche questo lo prenderà letteralmente San Paolo (paragonare Sap 13,8 con Rom 1,20)”. (cfr. bibbia.vozcatolica)

Proviamo ad approfittare della liturgia della Parola che ogni giorno ci viene proposta nella Celebrazione Eucaristica, alcuni testi ci sembrano lontani e non attuali, ma come questo che abbiamo riletto, ci accorgiamo invece che ci indicano e ci offrono l’opportunità di pregare fermandoci a leggere con il cuore per metterci in cammino e vivere secondo il progetto di Dio che ha su ognuno di noi. 

@unavoce

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