Perdonare

 

“Fratellanza come terapia. Come unico antidoto ad un mondo malato” (Cfr. frontiere

 

In questi giorni leggendo ed assistendo a quello che è accaduto e accade nella Terra Santa, mi sono imbattuto in un articolo apparso su Vatican News al quale vi rimando, dove la testata Vaticana intervista la Superiora Provinciale per il Medio Oriente delle Suore Comboniane, che mi ha fatto riflettere.

“Abbiamo voluto preservare una presenza anche dall’altra parte del muro: ci si vede, ma non ci si può incontrare facilmente. Stiamo molto attente a collaborare con entrambe le parti, con i due popoli della Terra Santa” precisa, accennando al lavoro sia con gli attivisti israeliani, “che veramente vogliono aprire brecce, trovare soluzioni, costruire ponti”, sia con i palestinesi. In Israele il lavoro è con i medici per i diritti umani, con le organizzazioni che lavorano soprattutto nell’ambito dei rifugiati e richiedenti asilo. In Palestina l’impegno è con i beduini, nel deserto di Giuda”. (Cfr. Vaticannews

Costruire ponti, perdonare … e mi soffermo qui rimandandovi alla lettura integrale dell’intervista, per offrirvi un’occasione di riflessione personale certo che possa aiutarci nella nostro crescita personale e nell’assumere uno stile di vita sempre più evangelico.

Ci scandalizziamo di ciò che accade nel mondo, ma noi cosa facciamo, come viviamo, come ci rapportiamo nel nostro quotidiano, nella nostra terra, tra la gente in casa nostra, nelle nostre comunità civili o religiose?

Non gridiamo allo scandalo e poi richiamo di essere peggio. Impariamo a costruire ponti, ed essere tramite anche per altre situazioni, non facciamo l’errore di dire: “non mi interessa, non c’entro, meglio starsene fuori”, così non si va da nessuna parte e si dimostra solo una grande codardia, paura, menefreghismo, egoismo. Il mondo va cambiato, si! e si parte dalle piccole controversie, dalle piccole situazioni per risolvere, poi, problemi e situazioni millenarie.

Tutti abbiamo la responsabilità di costruire ponti, ognuno con la sua vita, le sue parole, il suo lavoro o professione. C’è lo ricorda sempre il Papa, una litania continua che noi però fatichiamo ad ascoltare

“Noi adesso non ci metteremo a gridare contro qualcuno, non ci metteremo a litigare, non vogliamo distruggere. Noi non vogliamo vincere l’odio con più odio, vincere la violenza con più violenza, vincere il terrore con più terrore. E la nostra risposta a questo mondo in guerra ha un nome: si chiama fraternità, si chiama fratellanza, si chiama comunione, si chiama famiglia”. (Cfr. Papa Francesco)

Così Papa Francesco ai partecipanti alla Conferenza internazionale per la pace nel 2017: “Siamo chiamati, cristiani e musulmani, e tutti i credenti, a dare il nostro contributo: viviamo sotto il sole di un unico Dio misericordioso. […] In questo senso possiamo dunque ‎chiamarci gli uni gli ‎altri fratelli e sorelle”. “Si levi il sole di una rinnovata fraternità in nome di Dio e sorga da questa terra, baciata dal sole, l’alba di una civiltà della pace e dell’incontro. Interceda per questo San Francesco di Assisi, che otto secoli fa venne in Egitto e incontrò il Sultano Malik al Kamil”. (Cfr. Vaticannews) 

Perdonare, come ha fatto il Signore, è la via per ricominciare, per rimettere le basi per un cammino nuovo e rinnovato. Il Vangelo, la storia Sacra dall’Antico al Nuovo Testamento lo insegna. Nonostante gli errori, dobbiamo imparare a perdonare. Vale tra due persone, in famiglia, in comunità, vale anche per i popoli e le nazioni. Non portiamo il fardello della vendetta e di una giustizia che porta solo odio, per rivendicare quella o questa situazione, ma trovare punti d’incontro, ponti per unirsi e “partire da ciò che ci unisce” e non da quello che ci divide.

@unavoce

 

Foto di Copertina: Kosovo, Base Militare Italiana