Vai oltre la teoria

 «Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande!» (Lc 7,10)

“una vita inconsapevole non è degna di essere vissuta” (Socrate)

 

Se ci guardiamo intorno e ascoltiamo i veri discorsi che vanno dalla politica all’economia o dal lavoro alla campagna, dalla psicologia alla filosofia, tutti ci riteniamo consapevole, sicuri, certi,  tutti sappiamo tutto, ma la consapevolezza non è la conoscenza, non si tratta di sapere qualche cosa, ma si tratta di vivere qualche cosa. Non è una teorie, ma è una realtà, consapevolezza non è fantasia, ma vita reale.

“Quando sono consapevole, divento, sono una persona diversa grazie a quella consapevolezza, e di conseguenza, poi, faccio. Chi sa e non agisce, è come se non sapesse affatto, quando sei consapevole non puoi non agire. O meglio, puoi non agire, ma non avrebbe senso, e se davvero sei consapevole, agisci. Sapere non ha niente a che vedere con la consapevolezza. Ci sono sempre più persone che sanno e sono orgogliose del loro sapere, ma restano comunque troppo poche quelle consapevoli, che vanno oltre la teoria e vivono la realtà, perché, lo ripeto, consapevolezza significa vedere e vivere”. (cfr. diventarefelici)

Ora, perché questo discorso? Perché, troppi, tutti oggi si ergono maestri e conoscitori, tuttologi ed esperti, tutti hanno soluzioni, tutti criticano tutti e tutto, tutti sanno tutto, ma il problema è che nessuno fa. Tutti diritti e nessun dovere e questo vale nella società come nella vita privata, nel lavoro come anche nella fede.

Per rimanere nel nostro ambito, tutti parliamo di fede, d’impegno cristiano, di testimonianza, ma poi nonostante conosciamo il Vangelo, la domanda è:  lo vivo?

Consapevoli significa allora vivere significa, per esempio, in prima persona lavorare per la pace e non parlare a vanvera della pace. Persone eminenti, che si ergono a sapienti, alla fine risultano dei grandi sciocchi in vesti sontuose, ma con un cervello vuoto e limitato. Gesù ha fatto questa esperienza e l’ha ricordato ai suoi discepoli.

Oggi, nella nostra vita quotidiana, che corre e vuole avere senza fare, forse è arrivato il tempo di fermarsi a riflettere, sapere, ma anche vivere. Oggi è necessario più che mai avere la consapevolezza e l’umiltà per costruire veramente un mondo migliore partendo da noi, essendo noi i primi.

Ripeto, un atteggiamento questo che deve essere di tutti, non solo dei sottoposti, dei discepoli, ma di ogni persona tanto più se siamo chiamati ad essere punto di riferimento, guida, superiori, nel gergo gerarchico, ecc. Quante volte il Papa ci ricorda questo atteggiamento, quante volte il Vangelo che ascoltiamo nelle celebrazioni ci richiama ad avere consapevolezza, è allora il tempo di rimetterci in gioco. Vi assicuro che così facendo non solo saremo veri, ma saremo felci e vivremo le nostre vite da veri protagonisti.

E’ il tempo di fare sul serio, è il tempo di parlare meno e fare di più o parlare e fare, è il tempo di ascoltare con il cuore e agire con il cuore e non solo con la mente, è il tempo di alzare lo sguardo e iniziare questo cammino, è il tempo di vedere il bicchiere mezzo pieno e lavorare perché anche chi più in difficoltà possa sperare e vivere una vita migliore, è il tempo di sentirsi uniti su questa terra e non fare orti e orticelli, è il tempo di educare con i fatti e non con la severità senza dialogo, ma educare a una serietà che crea rispetto, autorevolezza, stima, condivisione, altrimenti senza queste caratteristiche statene certi trasmetterà solo la propria incapacità.

L’immagine che forse meglio ci può aiutare è quella del Centurione che ha consapevolezza di se e di chi ha difronte. Ti lascio il brando di San Luca al riguardo, rileggilo in questa luce scoprirai la bellezza della nostra fede che non sono parole, ma azione, che le teorie lasciano il posto alla fiducia, alla consapevolezza della vita.

“Gesù, quando ebbe terminato di rivolgere tutte le sue parole al popolo che stava in ascolto, entrò in Cafàrnao. Il servo di un centurione era ammalato e stava per morire. Il centurione l’aveva molto caro. Perciò, avendo udito parlare di Gesù, gli mandò alcuni anziani dei Giudei a pregarlo di venire e di salvare il suo servo. Costoro, giunti da Gesù, lo supplicavano con insistenza: «Egli merita che tu gli conceda quello che chiede – dicevano –, perché ama il nostro popolo ed è stato lui a costruirci la sinagoga». Gesù si incamminò con loro. Non era ormai molto distante dalla casa, quando il centurione mandò alcuni amici a dirgli: «Signore, non disturbarti! Io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto; per questo io stesso non mi sono ritenuto degno di venire da te; ma di’ una parola e il mio servo sarà guarito. Anch’io infatti sono nella condizione di subalterno e ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa». All’udire questo, Gesù lo ammirò e, volgendosi alla folla che lo seguiva, disse: «Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande!». E gli inviati, quando tornarono a casa, trovarono il servo guarito” (Lc 7, 1-10)

Nella foto scelta come copertina, che è uno scatto del recente Pellegrinaggio Militare Internazionale a Lourdes, è racchiuso un momento grande della vita del militare e del militare cristiano, possa la consapevolezza della nostra fede aiutare a recuperare quella la determinazione necessaria ad essere veri e autentici testimoni e servitori con la logica di Dio per il bene di tutti. Questa la vocazione del militare, questo il senso della nostra presenza.

@unavoce

 

Foto di Copertina: fonte