Cammino di Chiesa, vita di Parrocchia

 

Parlando ancora di Parrocchia, di comunità e di cammino da intraprendere, sia di fede che umano, oggi ancora una sottolineatura per prepararci a vivere sempre di più e meglio i percorsi che ci aiuteranno ad alimentare, curare ed educare la nostra effettiva partecipazione alla vita della Chiesa, così con questa semplice riflessione vorrei ricordare a me e a voi che la Parrocchia se non diventa comunità di comunione rischia di spegnersi e perdere la sua efficacia e il suo senso profondo. Quindi, dopo un anno pastorale passato insieme, in questo tempo estivo di pausa da tutte le attività, ci soffermiamo per ripensare al nostro stile di appartenenza.

Ora, questo discorso che nella nostra Chiesa Ordinariato Militare, sembra superfluo, avendo una pastorale differente, però non lo possiamo escludere, avendo alcuni ambiti, come quello dell’Aeronautica, con le realtà della logistiche dei Villaggi Azzurri, dove vivono i militari con le loro famiglie. Il nostro Servizio di Assistenza Spirituale che è capillare e personale, in alcune realtà, come quella che cito sopra, si potenzia maggiormente con queste dinamiche che oggi, come vi dicevo, voglio evidenziare, vivendo questa esperienza in prima persona.

In questi giorni abbiamo già parlato del gruppo/comunità della nostra parrocchia, oggi vorrei con voi, facendomi aiutare dai tecnici, affrontare la strada da percorrere e le eventuali barriere comunicative che si possono creare al suo interno, perché queste, senza accorgerci magari, ostacolano la crescita se si ripetono e condividere con voi questi pensieri che credo possano essere utile per mettere una base di riflessione per essere poi condivisa e verificata nel cammino quotidiano di questa nostra piccola comunità parrocchiale.

Per passare da gruppo a comunità che diventa comunione è un cammino non facile, ma indispensabile da percorrere. “La parrocchia ha ancora oggi un suo perché e una sua valenza. All’interno di una realtà sociale e culturale da una parte policentrica e dall’altra molto incentrata sull’individuo singolo (egocentrico) la parrocchia si pone come polo attraente e casa accogliente, dove è possibile respirare l’amore, sentire ancora la bellezza del calore umano”. (cfr. d.C. Galimberti)

Se questo è il fondamento allora sottolineiamo alcuni aspetti di questo essere comunità in comunione e il primo è l’ASCOLTO. “La parrocchia può essere il luogo in cui ci si ascolta. Oggi si ascolta poco o ci si chiude all’ascolto dell’altro, per fretta, per superficialità, talvolta per arroganza. I tempi molto ristretti che anche i nostri fedeli più “vicini” hanno, fanno sì che i rapporti appaiano talvolta freddi, occasionali, funzionali. Ascoltare è andare verso l’altro nel suo intimo, la dove vuole esprimersi e confidare. Bisogna far crescere in parrocchia la capacità di ascoltare e di ascoltarsi tra le persone”. (cfr. d.C. Galimberti) Altro aspetto da evidenziare è quello dell’UMILTA’. “La parrocchia deve profumare di famiglia: lì si conoscono le potenzialità ma anche i limiti, le povertà, le proprie “periferie”. La parrocchia ha ancora molto da dire”. (cfr. d.C. Galimberti) La Parrocchia così intesa diventa allora “luogo dove si privilegiano le relazioni, al fine di aggregare per diventare comunità. Illuminati dall’ascolto della parola di Dio bisogna sviluppare la disponibilità a un confronto sincero”. (cfr. d.C. Galimberti) Sarà, allora, importante “creare INTERESSI COMUNI come la cultura, la genitorialità e la vita di coppia, l’uso dei mass media, la devozione popolare ecc. Per fare questo, rimarco l’importanza strategica dell’accoglienza. Mettersi a servizio delle realtà più fragili e più piccole, attraverso l’accompagnamento e la carità. I momenti di festa, come strumenti di aggregazione devono essere accompagnati da un’intensa vita liturgica, per educare al sacro e al bello, ma anche da momenti di gioiosa gratuità e di compagnia”.  (cfr. d.C. Galimberti) Infine ma non meno importante sappiamo ben che la comunità la fa il prete con la sua presenza. “Noi PRETI dobbiamo chiedere al Signore di poter assaporare la bellezza dello stare accanto a lui, sostituendo l’affanno del fare alla serenità del consegnarci a lui. La preghiera non è un atteggiamento o un dovere ma è sostanza della nostra vita”. cfr. d.C. Galimberti)

Questa è la strada da percorrere per costruire la comunità /comunione e vediamo ora quali limiti possono annidarsi al suo interno.

“Conformarsi: seguire passivamente le riunioni; Dominare: imporre la propria autorità; Cercare lodi: chi vuole attrarre attenzioni; Aggredire: attaccare con ironia; Resistere: tendenza a trovare più ostacoli del ragionevole; Scherzare: chi manifesta scarso interesse; Sfogarsi: quando si cerca di vittimizzarsi; Perseguitare: assimilare un membro di un gruppo o attaccarlo verbalmente; Ostracizzare: escludere o isolare una persona; Essere maldicente: mettere in rilievo colpe o difetti altrui; Umiliare: offendere creando disagio; Essere omertosi: tenere sotto silenzio circostanze dannose”.  (cfr. A. Buonerba)

Senza perdere di vista il motivo per cui siamo parte di una comunità cristiana, perché altrimenti ogni discorso diventa vuoto e vano, abbiamo però la possibilità di educarci ed educare a costruirla sempre di più e meglio. “Il gruppo influenza profondamente lo sviluppo della personalità del singolo; infatti le relazioni familiari sono determinanti nella formazione dell’individuo che le trasmetterà anche nella nuova famiglia. Il contesto sociale influisce sulla determinazione del proprio sé nei vari individui in misura diversa a seconda del tipo di cultura cui essi appartengono: nelle culture individualiste, come quella nordamericana e in parte quella europea, il soggetto ricerca la propria realizzazione personale attraverso la valorizzazione delle proprie differenze e unicità; nelle culture collettiviste, come quelle orientali, egli è indotto invece a realizzarsi attraverso le relazioni con gli altri appartenenti ai gruppi”.  (cfr. A. Buonerba)

Alla luce di questi suggerimenti l’impegno, allora, è quello di mettersi d’impegno a rivedere prima di tutto il livello della nostra fede e riconfermarci in essa altrimenti saremo sempre persone che trovano il negativo e mai costruttori di bene e di pace e poi se questo che diciamo è vero sarà nostro dovere impegnarci singolarmente e insieme a vivere con questo stile.

La comunità, il gruppo, diventa comunione quando è capace con umiltà di ascoltare e sostenere senza giudizi e pregiudizi ma con amore e nella carità, quella carità che tendiamo a fare lontano dimenticando poi di viverla con le persone vicino a noi.

@unavoce

Foto di Copertina: Celebrazione Eucaristica Parrocchiale – Giovedì santo “In Coena Domini” 2019 –  15° Stormo