di domani … nelle domande dei giovani
La mia generazione è nata e cresciuta in una fede e in una Chiesa dalle linee chiare, la società era nel suo complesso rispettosa della religione e nelle famiglie si era educati alla fede alla preghiera ai valori cristiani alla partecipazione della vita parrocchiale e nella mia regione alla vita di oratorio come punto d’incontro e formazione. Oggi le prospettive sono cambiate sia quelle sociali che quelle ecclesiali. La domanda allora è perché i giovani si sono allontanati? o è la Chiesa che si è allontana da loro e dalle loro inquietudini e domande? Oggi è difficile ogni aspetto della vita, è critico e criticabile e la Chiesa non fa differenza. Sembra emergere un individualismo e una libertà che non devono essere messe in discussione.
L’impressione da parte dei giovani è forse che la Chiesa sia una comunità di vecchi e le idee pure, la conflittualità con le idee e le ideologie moderne contrastano con la libertà di voler fare ed essere liberi di agire, si vuole indipendenza di pensiero, di azione e quindi anche dalle regole sociali e religiose.
La vita morale, la vita spirituale, la preghiera, lo studio e la riflessione sulle cose di Dio sono messe in dubbio. La dimostrazione o l’esempio non aiutano a camminare alla ricerca di Gesù, riconosciuto solo come un grande personaggio storico, un guru ma non come il Figlio di Dio. Dio non lo vedo e le cose del mondo vanno come vanno e quindi Dio non esiste, con una concezione religiosa magica alimentata dalle tante voci di superstizione che circolano nel mondo alimentate dai social che pubblicizzano una bella vita e non una vita bella, una vita dove tutto è possibile, dove il guadagno più delle idee e dell’impegno valgono. Emerge una religione fai da te dove è il singolo a gestire l’aspetto spirituale della propria vita affidandosi poi agli strilloni del momento o ad altri leader: musicali sportivi emozionali … cavalcando i disagi del tempo moderno di individualismo ed egoismo.
I giovani chiedono una Chiesa diversa quello che c’è non va bene e il futuro è incerto e confuso, non sono necessariamente distanti dal vangelo ma leggono il vangelo a loro beneficio di stile di vita, di accettazione di alcuni limiti della società, dandoli per assodati perché tutti fanno così. Chiedono una chiesa traspare adatta ai tempi dove tutti sono protagonisti, che si metta in discussione, che sia coraggiosa e in uscita. Molti s’impegnano in questo, per altri una scusa per non impegnarsi.
Cosa fare ci chiederemo? Credo che per ora basterebbe essere in ascolto accogliere le loro domande, i loro dubbi, le loro inquietudini senza giudizio e pregiudizio, ed educare e aiutare a leggere il vangelo con occhi, moderni contemporanei, ma senza far perdere il valore. Le loro intuizioni vanno raccolte e aiutate ad essere incanalate sulla scorta del vangelo senza umiliare e sminuire le loro idee ma aiutandoli a fermarsi a riflettere non semplicisticamente ma seriamente sulle varie questioni e aiutarli ad aprire la mente scorgendo l’azione dello Spirito Santo che agisce nel cuore di ogni persona.
Sono, anzi siamo, una generazione in ricerca e per ricercare non serve demolire il passato ma costruire il futuro sulla scorta del passato rinnovando i linguaggi e i modi senza perdere la sacralità delle azioni e della vita stessa. Ricomporre alcuni aspetti aiuterà i giovani a porsi in modo corretto davanti alle loro domande: il rispetto, l’umiltà, la storia, l’attenzione, l’amore con tutti i suoi vari aspetti. I nostri giovani non sono lontani, forse indifferenti al momento ma se abbiamo pazienza di leggere tra le pieghe della loro vita, scorgeremo le domande che si pongono e le inquietudini che vivono, la nostra azione sarà esserci ed esserci in modo disponibile al confronto e aperti allo Spirito.
@unavoce – foto: fonte
- Ti rimando a diversi articoli apparsi sul quotidiano “Avvenire” su questo tema.







