Ma amati

 

“E oltre alla formazione, serve anche vicinanza perché molti giovani vivono una grande frustrazione in quanto chiamati a prestazioni di cui non si sentono all’altezza. Non si sentono adeguati. La soluzione sarebbe facile: “Ci vorrebbe qualcuno che li ami gratuitamente, qualcuno che li ami al di là dei risultati. E noi abbiamo Dio che ci ama nonostante i risultati”. A ragazzi e ragazze va presentato pertanto “un Dio che non ci chiede di essere perfetti ma che ci ama e valorizza al di là di quello che riusciamo a fare”. (cfr. Card. Parolin)

Pianeta giovani, così contrastante ma lo si può intuire bene, l’età che vivono e che tutti abbiamo vissuto prima di loro al di là delle mode è sempre un periodo complesso in diverse direzione: per la crescita, per la conoscenza, per le situazioni sociali e quelle private e famigliari.

Si rischia, riflettendo noi grandi su di loro, di incasellarli in stereotipi rischiosi giudicando senza pensare alle loro esigenze e soprattutto venendo meno al nostro compito educativo e di esempio.

La famiglia è assente, giustificando impegni, difficoltà economiche, ecc. la scuola si è impaurita e manca di educare non solo della conoscenze ma della vita, la Chiesa cerca di rimanere ma i giovani sfuggono e noi pensiamo che basti vivere la loro vita o scimmiottare i loro costumi per attirarli, ma vediamo che è un fallimento, il mondo del lavoro sfrutta e non insegna … insomma un insieme di situazioni che demoralizzano i giovani non sentendosi protagonisti della vita perché siamo noi grandi a decidere senza tener presente le loro opinioni, il loro entusiasmo …

Forse è il tempo di essere più presenti, più professionali e amarli per quello che sono sapendo che ci sono e potranno esserci errori. Tutti dobbiamo tornare a fare il nostro dovere: genitori, insegnati, Chiesa, datori di lavoro … tutti dobbiamo educare non solo a parole ma con l’esempio, educare alla bellezza, al dovere, all’leganza di modi e parole … offrire spazzi di azione sapendo restargli accanto sempre e comunque nel bene e nelle difficoltà, nei successi e nelle cadute, per accompagnarli a camminare da soli con coraggio.

Facile noi grandi puntare il dito ricordando e dicendo “ai nostri tempi …” quei tempi sono passati e le cose sono cambiate. Ora, non si tratta di adattarsi o di massificare ma di ritornare ad essere protagonisti della vita con la scorta di conoscenza che abbiamo affiancando i giovani a vivere la loro vita con impegno, passione, determinazione … spronandoli e non umiliandoli, indicando una strada e non obbligandoli ma facendo loro comprendere l’importanza dell’impegno, della fedeltà, senza giudizi e pregiudizi e insegando a vivere secondo le proprie possibilità, guardando avanti, progettando ma impegnandosi con onestà a vivere la vita che desiderano e in tutto questo presentare un Vangelo che non giudica ma indica una strada, standogli accanto come compagni di viaggio e non come uguali in età ma come capaci di camminare accanto senza imitarli ma offrendo una mano.

@unavoce – foto: fonte

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