Gesto d’amore
Dopo questi fatti Giuseppe di Arimatea, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto, per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù. Vi andò anche Nicodèmo – quello che in precedenza era andato da lui di notte – e portò circa trenta chili di una mistura di mirra e di àloe. Essi presero allora il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli, insieme ad aromi, come usano fare i Giudei per preparare la sepoltura. Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora posto. Là dunque, poiché era il giorno della Parasceve dei Giudei e dato che il sepolcro era vicino, posero Gesù. (Gv 19, 38-42)
Al di là della complessità sullo studio del testo di Giovanni in parallelo ai sinottici Matteo, Marco e Luca su questo argomento, desidero soffermarmi con voi come occasione di meditazione personale in questa ottava di Pasqua su questi elementi che sembrano secondari nella vicenda delle ultime ore di Gesù sulla terra.
Il gesto di portare 30 kg di profumo (o meglio, “circa cento libbre”, che corrispondono a circa 32-33 kg) per la sepoltura di Gesù è un potente atto d’amore e devozione compiuto da Nicodemo, un fariseo e membro del sinedrio che in precedenza era andato da Gesù di notte per paura, decide di esporsi apertamente dopo la sua morte in croce. Insieme a Giuseppe di Arimatea, Nicodemo si prende cura del corpo di Gesù, egli porta una grandissima quantità di una mistura di mirra e aloe. La quantità portata (cento libbre) è enorme, degna di un re o di una persona di altissimo rango. Simboleggia non solo la pietà rituale ebraica ma un amore generoso, gratuito e trasbordante, che va oltre ogni calcolo. I due uomini avvolgono il corpo di Gesù in bende di lino insieme agli aromi, deponendolo in un nuovo sepolcro vicino al luogo della crocifissione. Questo atto segna la conversione definitiva di Nicodemo e il riconoscimento della grandezza di Gesù proprio nel momento della sua massima umiliazione.
“L’evangelista Giovanni introduce un nuovo personaggio, il fariseo Nicodemo, che in occasione della deposizione dalla croce venne «portando una mistura di mirra e di aloe, circa cento libbre» … Di una venuta mattutina delle donne Giovanni non fa alcuna menzione, ma riferisce dell’arrivo della sola Maria Maddalena e senza nominare gli aromi. La situazione è dunque confusa: Matteo non parla di aromi; Marco e Luca dicono che gli aromi furono portati alla tomba dalle donne di domenica, dopo che il corpo era già sparito; ma Marco sostiene che furono comprati al termine del sabato, mentre Luca dice che erano … Giovanni dunque introduce un nuovo elemento: la mistura di mirra e aloe”. (cfr. A. Nicoletti)
Detto questo comprendiamo che il gesto rituale ma sproporzionato nella quantità era un gesto che si faceva per i re per qualcuno che era importante per qualcuno che era molto amato, quindi non era solo una sepoltura, forse non era solo un fine, forse era un modo per dire: “anche qui … anche adesso … tu vali”. Alla fine quello che cerchiamo tutti è esattamente questo, sentirci amati anche quando tutto sembra finito.
“E noi che profumo siamo? Non si legge più nei nostri occhi, nel tono di voce, che siamo i “profumati”. “Cristiani” vuol dire unti. Che senso ha parlare, di risurrezione, se non emaniamo questo stesso profumo di Vita? Se anche la nostra vita non sboccia, non si rinnova, non segue la legge della natura e delle stagioni, degli inverni e delle primavere di risurrezione?”. (cfr. terradelsanto)
Contempliamo il cristo crocifisso sapendo che da quella croce è risuscitato e ci precede, viviamo la nostra vita da veri cristiani, da veri unti di amore e capaci di spandere il profumo di questo amore nel mondo intorno a noi dove viviamo con chi incontriamo, amiamo come ci ama il Signore e sentirci amati da Lui ci aiuterà a vivere nell’amore tra di noi.
@unavoce – foto: fonte







