Opera del pittore e incisore bosniaco Safet Zec, intitolata Abbraccio (1995, tempera e collage su tela, 160 x 120 cm)
Gli corse incontro
Ma mentre era ancora lontano, suo padre lo vide e ne ebbe compassione; corse, gli si gettò al collo e lo baciò. (Lc 15, 20)
“Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro” (Mt 11,28).
“In un’epoca ipertecnologica e frenetica, dove la connessione corre sul web e la vita si sposta sempre più online, ricordiamo il potere di un vero e sentito abbraccio, che ci permette di rallentare e fermarci a celebrare e consolidare l’autentica connessione umana”. (cfr. fondazionepatriziopaoletti)
L’abbraccio rappresenta l’incontro tra la cura della mente e la ricerca di un senso profondo dell’essere. La psicologia esplora i processi mentali, le emozioni e le ferite del passato e la spiritualità apre alla dimensione del trascendente, della coscienza e dell’interconnessione universale.
L’abbraccio nella dimensione spirituale è il simbolo supremo di accoglienza, unità e amore incondizionato. Va oltre il semplice contatto fisico: dissolve i confini dell’io, azzera le distanze tra le anime e crea uno spazio sacro di comunione profonda, guarigione e pace interiore.
“All’interno delle nostre celebrazioni domenicali non si vive più la vicinanza, non si sente di far parte di una comunità che ci unisce, anzi si percepisce che non c’è il desiderio di abbracciarsi, e si intravede invece lontananza, indifferenza, forse la paura di essere giudicati e ripresi per il gesto che si può fare. Così piano piano ci chiudiamo in noi stessi e nascono le più devastanti malattie di questo secolo: depressioni, paure, solitudini, che sempre più ci impoveriscono.” (cfr. L’abbraccio smarrito di A. Dalla Pellegrina)
Quando le parole i fatti superano i livelli in alto o in bassa fermati un istante guarda non dire nulla e poi fai un semplice gesto: abbraccia. Si abbraccia, forse potrebbe accadere resistenza non mollare la forza di un abbraccio vale più di parole di una giustificazione o scusa. Il vantaggio è che si può ripartire si sono messe le basi per il dialogo il confronto e ci sono i margini per riprendere da dove si era interrotto.
L’abbraccio consola difronte al Dolore scalda davanti alla morte rincuora nel Disagio ricucisse nello strappo.
L’abbraccio c’è l’ha insegnato Gesù nelle braccia allargate sulla croce che rappresentano il suo volersi stringere all’intera umanità per offrire pace, perdono e salvezza.
La parabola del figlio, prodigo racchiude il gesto finale di Cristo sulla Crocee con Lui facciamo esperienza della Sua misericordia, “per tornare a Lui con cuore sincero e per imparare a guardare gli altri con gli occhi del Padre. Dio è sempre pronto a riaccoglierci in quell’abbraccio rigenerante, facendo festa e restituendoci la dignità perduta. Sta a noi scegliere se rimanere fuori a recriminare o entrare nella gioia della Sua misericordia”. (cfr. O.Tornabene)








