L’immagine mostra un dettaglio del dipinto rinascimentale La parabola del grande banchetto (1525 circa) del Monogrammista di Brunswick, conservato all’Herzog Anton Ulrich-Museum di Braunschweig
Liturgia della Parola
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I commenti quest’anno sono proposti da don Marco Giordano [Portoso], nostro confratello Cappellano Militare a Bologna. Don Marco, come potete vedere dal suo curriculum, ha le qualifiche bibliche e teologiche e spirituali per accompagnarci in questo nostro cammino. Qui sotto ti rimando all’articolo completo che lo presenta, inoltre potete trovare alcune sue pubblicazioni sul sito del portale Academia.edu e sul circuito di Amazon (in particolare “I Salmi. Il Salterio e la Liturgia delle Ore” vol.1 e vol.2). Un grazie sentito dalla redazione di “Una Voce” per la sua collaborazione.
XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
“La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze” (Mt 22, 8-9)
Meditando la PAROLA con don Marco Giordano: “La parabola raccontataci dall’evangelista Matteo che ci guida in questa domenica contiene molti insegnamenti. La si può di conseguenza leggere sotto diverse sfaccettature. Scegliamo di orientare la nostra attenzione all’ultima parte di queste parole pronunciate da Gesù. Innanzitutto il racconto spiega che la partecipazione alla festa del Regno è aperta a tutti e nessuno deve disprezzare questa occasione; successivamente ci troviamo davanti ad una sorta di verifica di coloro che hanno accolto questo invito. Il re fa il suo ingresso nella sala e nell’incontrare i commensali guarda se tutti i partecipanti indossano l’abito nuziale (cf. v. 11). Ne trova uno sprovvisto e, anche usando maniere forti, lo fa uscire dalla festa impedendogli di partecipare al suo banchetto (cf. v. 13). Questo duro comportamento del re ci dice una cosa fondamentale: non è sufficiente accettare l’invito del Signore, ma occorre trasformare la propria esistenza. Questo invito, accettato, deve provocare in noi un cambiamento e inserirci nella sequela del Signore. Proprio come ci ricordava un altro passo del Vangelo ascoltato due domenica fa (Mt 21,28-32), nessun cristiano può credersi arrivato e a posto. Non basta aver detto sì al Signore una volta per tutte, ma questa scelta va confermata ogni momento della nostra vita e la si vive nelle scelte quotidiane. La conversione è una dinamica permanente della nostra esistenza. È bene ricordare che ciò non viene annunciato per deprimerci o per demoralizzarci, ma per spingerci a fare sempre un passo in più verso la santità, verso la vestizione perfetta dell’abito nuziale e per favorire quindi la partecipazione piena alla festa del Regno dei cieli. Solo così potremmo felicemente ripetere quanto diremo nel ritornello del Salmo Responsoriale: “Abiterò per sempre nella casa del Signore”.








