Abbiamo mai risposto?

 

Perché credi in Dio? Non ti sei mai fatto questa domanda seriamente? Prova a darti una risposta. Io ho provato con me stesso e con le persone che ho servito e con i giovani a cui sono mandato è sono rimasto sconvolto. Ho avuto risposte banali, senza fondamento e allora mi sono chiesto come mai? Certo, hanno abbandonato la Chiesa e con essa la formazione e non solo ovviamente la vita spirituale ma portarli alle organi e ricordare il loro battesimo le risposte che ho raccolto sono insignificanti, banali e nessuna risposta seria al di là di essersi allottanti perché non credono più, ma direi risposte che sanno solo di scuse più che certezze, risposte che sanno di comodità che però lasciano aperto una porta,  perché non credere più significa che prima credevano, solo che non hanno approfondito non si sono mai fatti domande sul senso della vita,  ecc. 

Come dicevo, le risposte sono banali, evasive, scontate e il più delle volte comode, perché così non c’è da pensare, non c’è da ragione e soprattutto non serve impegno … atteggiamento purtroppo che non è solo per la vita religiosa e spirituale ma poi lo si riscontra in molti ambiti della vita, dalla scuola al lavoro … Domandiamoci allora, quale formazione religiosa ha dato la famiglia, oltre dare il battesimo e i primi sacramenti, almeno in un passato recente per poi mandare alla Messa i figli ma senza essere di esempio. Forse prima non ci si facevano domande e non solo sulla religione ma su molti altri aspetti e si viveva di convenzioni sociali …. Potrebbe essere questa una risposta o forse le persone erano più umili …?

Ora ripropongo la domanda a te che mi leggi, che segui, che frequenti la vita della Chiesa e la vita sacramentale, che vai a Messa e ti confessi … Perché credi? Credo che oguno di noi debba rispondere prima di tutto a se stesso e per farlo inevitabilmente dovrà fare uno sforzo di memoria tornando indietro nella storia personale e aprire quei cassetti del tempo passato e leggere i contenuti alla luce del presente.

“Avere fede, credere, in primis significa sapere osservare, prestare attenzione. La fiducia nelle persone che ci circondano e non solo nei genitori, è stata una delle prime cose che da piccola ho imparato. I grandi palazzi della metropoli erano lontani dal luogo dove sono cresciuta e non c’erano muri tra gli uomini ma porte aperte. Il ritmo della vita era scandito dal suono della campana della Chiesa. Avere fede era un monito costante di tutti. Nessuno metteva in dubbio l’esistenza di Dio, forse perché sembrava tanto ovvia da non essere presa neanche in considerazione l’idea opposta. I famosi “maestri del sospetto” (Marx, Nietzsche e Freud) non avevano mai varcato la porta delle case della gente umile, ricca di saggezza, di valori, di tradizioni, di fede e di buoni esempi. … La fede è un dono che possiamo accogliere o rifiutare, esattamente come l’amore. Puoi spiegare tu perché ci si innamora di qualcuno? No, perché l’amore è un mistero, si accende nel cuore e tu non puoi fare altro che accoglierlo con semplicità e impegnarti a viverlo con serietà”. (cfr. puntofamiglia)

Allora ritorno a chiederti e lo chiedo a me stesso: perché credi in Dio? L’umano, la vita umana, viaggia su due dimensioni: orizzontale e verticale, una si confronta con chi e cosa lo circonda e l’altra guarda il cielo, le cose che non sa spiegare e si stupisce e pensa e ragiona. Una ci impone un modo di essere che sia rispettoso gli uni degli altri, che sia produttivo, che ci permetta di vivere questa vita nel miglior modo possibile, con regole e attenzioni per una convivenza pacifica e l’altro invece ci aiuta ad aprire il cuore, a vedere oltre, a comprendere che c’è qualche cosa di più grande di noi, che quello che ci circonda non è solo il frutto di una scintilla che ha dato origine a tutto ma che prima del nulla c’era qualche cosa, che prima del mondo c’era qualcuno.

Ora comprendiamo che “credere in Dio è una scelta personale e profonda che unisce la ricerca di senso, l’esperienza interiore e, per molti, la meraviglia di fronte alle leggi dell’universo. Molti trovano la prova di una logica superiore osservando la precisione delle leggi della natura e dell’universo, come argomentato anche dal fisico Antonino Zichichi nel suo saggio “Perché io credo in Colui che ha fatto il mondo”.

La fede offre una risposta alle domande ultime sulla vita, sul dolore e sulla morte, dando un orizzonte di eternità e di amore trascendente. Per il credente, Dio non è un’astrazione matematica, ma un tu con cui entrare in relazione attraverso la preghiera, l’ascolto e la comunità. Molti grandi scienziati hanno vissuto la fede non in conflitto con la ragione, ma come il completamento di una ricerca della verità che parte dall’osservazione del mondo per arrivare al Mistero”. (cfr. AA.VV.)

Ora al di là di queste sottolineature, tornando alla domanda iniziale, direi che noi siamo cresciuti così e oltre i primi rudimenti imparati in casa e al primo catechismo ci siamo fermati, non abbiamo approfondito, abbiamo visto la fede solo come una somma di regole e la maggioranza di essere solo morali, dei no a tutto a cui attenersi, senza comprendere il significato. Credere invece significa amare una persa che non vediamo ma che è presente in ogni persana, che ci è accanto, che è presente in noi nella misura che comprendiamo che non siamo noi Dio ma siamo un riflesso, un’immagine, la sua immagine alla quale non serve una dimostrazione scientifica anche se non la nega e che pur cercandola e scandagliare le origine di ogni cosa non cambia la natura di chi siamo e di un Cristo che è tornato in forma umana per aiutarci a non vivere solo come numeri ma come veri fratelli e persone che sanno amare e sanno lasciarsi amare. Il progetto di Dio dell’universo e nell’universo della vita è una lode a questa bellezza da godere e condividere per il tempo che ci è dato senza pensare di essere padroni del mondo.

@unavoce – foto: fonte

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