4 novembre

 

Una data quella di oggi che unisce due termini “Unità e Umiltà”, due termini che parlano di servizio di passione di amore. La Chiesa oggi ricorda una persona santa di grande levatura San Carlo Borromeo pastore instancabile e la società tutta celebra la Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate.

Un giorno nel quale si commemora la fine della prima guerra mondiale e l’entrata in vigore dell’Armistizio di Villa Giusti nel 1918, tale evento permise il ricongiungimento di Trento e Trieste all’Italia, completando il Risorgimento. In questo giorno si onorano i militari italiani e il loro impegno per la sicurezza e la pace.

Oggi, forse come non mai, questa data ci porta non solo a celebrare il passato ma a ricordarlo, a fare memoria delle grandi sofferenze per guardare avanti e scongiurare altri conflitti, altre guerre, altri dolori e nel fare festa per gli uomini e le donne delle Forze Armate e di Polizia che garantiscono alle istituzioni democratiche di operare per il bene comune e contribuiscono alla pace nel mondo, non possiamo non ricordare i tanti uomini e donne in divisa caduti nell’adempimento del loro dovere.

Oggi la bandiera salendo verso il cielo, nelle cerimonie che si svolgeranno, ci porta con lo sguardo alto, perché da quel cielo che racchiude gioie e speranze, possa rinascere in ognuno di noi il desiderio di bene, di pace, di condivisione nelle nostre case e nelle nostre citta.

Un bene che come si diceva poc’anzi che oggi ci viene ricordato dalla liturgia che celebra San Carlo Borromeo, cardinale e arcivescovo di Milano, vissuto nel XVI secolo e grande protagonista della Controriforma, minse in campo nella sua azione pastorale.

“Il suo stemma e il suo motto Humilitas ricordano che ogni cristiano deve guardare la realtà e il prossimo con gli occhi dell’umiltà e dell’amore disinteressato. Insegnava che la preghiera è vuota e ipocrita se non è fondata sulle opere di carità e sull’aiuto reale verso i più deboli. Fu pioniere nell’istituzione dei seminari per una formazione seria, morale e spirituale dei sacerdoti, lottando contro la corruzione e l’ignoranza religiosa. Mise in pratica i decreti del Concilio di Trento imponendo l’obbligo di residenza per i vescovi e i parroci, visitando personalmente ogni angolo della sua vasta diocesi. Durante la terribile epidemia di peste a Milano (1576-1577), passata alla storia come la “peste di San Carlo” e citata anche da Alessandro Manzoni, spese tutte le sue ricchezze e si prodigò personalmente per assistere gli ammalati e i poveri. Fondò scuole di dottrina cristiana, collegi e istituzioni educative per dare un solido fondamento morale e religioso all’infanzia e alla gioventù”. (cfr. AA.VV.)

Con questo zelo, con questa fede, con questo senso del dovere celebriamo questo giorno con uno sguardo avanti che ricarichi il cuore, le forze e l’anima per proseguire nel servizio al bene di tutti e per tutti.

@unavoce 

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