Mentalità
L’ultima esortazione apostolica di Papa Leone XIV “Dilexit te” ci invita a un cambiamento interiore, indispensabile per realizzare la pace, la sicurezza e la vita comune in serenità attraverso la capacità di uno sguardo nuovo. Non un semplice cambiare mentalità evitando di essere assorbiti dalle logiche di questo tempo dove la verità è costruita dove conta più l’apparire che l’essere, dove la forza è più nel consenso che nella sincerità di un’azione, dove tutto è messo in discussione e le regole che aiutano la convivenza contestate a priori, ma a un cambiamento interiore e profondo. Cambiare mentalità significa quindi fare uno sforzo per uscire dalle nostre certezze o presunte tali per un confronto dove al primo posto non c’è più l’io e basta ma il noi.
Sappiamo tutti che cambiare può far paura in ogni settore della nostra vita ma dimentichiamo un verbo importante del nostro linguaggio: scegliere. Secondo molte riflessioni è da esso che derivano tutte le altre azioni come amare, perdonare o agire. Questo verbo simboleggia il libero arbitrio e la capacità di prendere in mano la propria esistenza.
Si sceglie di amare o non amare, di perdonare o di non perdonare, d’impegnarsi o di non impegnarsi. Nella scelta è messo in gioco il nostro libero arbitrio. Anche il non fare nulla è una scelta, anche se spesso non ci si assume la responsabilità di tale decisione. Comprendete quindi che alla base del cambiamento ci sta questa parola, questo verbo: Scegliere che alla fine è il primo vero passo verso il cambiamento. Quindi non possiamo aspettare di cambiare ma bisogna rimboccarsi le maniche ed iniziare, aspettare non farà la differenza, girare la testa, far finta di niente, non vedere, non sentire, non farà la differenza. Bisognerà vincere queste resistenze che entrano in gioco nella nostra vita, per differenti moti, se vogliamo veramente vivere una vita autentica.
Saranno più le cose che dobbiamo fare che quelle che vorremmo fare, pertanto rivediamo gli obiettivi, pensiamo ai risultati di un cambiamento superando paure di fallimenti, mettiamoci delle tempistiche in questo sforzo e vediamoci in questa nuova situazione con serenità. Quindi al di là dei consigli o suggerimenti, quello che sarà importante sarà rimettersi in gioco, quello che conterà veramente non sarà neppure le motivazione ma solo il desiderio di cambiare, sarà l’esigenza di una necessità interiore spirituale e umana che ci farà cambiare direzione anche se il futuro rimarrà incerto. Solo rischiando si potrà valutare, solo rimboccandosi le maniche si potranno vedere i risultati, solo accorgendosi di quello che ci circonda potremo intraprendere un cambiamento. La pace ci sarà nel scegliere la pace in ogni nostro gesto e così in ogni aspetto della vita indipendentemente da chi ci circonda, da ciò che ci circonda e ci vorrà coraggio per resistere alla tentazione di uniformarci per non pensarci, solo allora avremo scelto di non scegliere di uniformarci alla “mentalità di questo secolo” citando le parole di Romani 12,2.
Il vangelo è il verbo esatto del cambiamento, la logica della conversione è la strada per rinnovarci, e in questo ci vengono in aiuto le parole ancora dell’Apostolo Paolo alla comunità di Corinto dove dice: “Quindi se uno è in Cristo, è una creatura nuova; le cose vecchie sono passate, ecco ne sono nate di nuove”. (cfr. 2Corinzi 5,17)
Gesù ci invita, anzi ci sollecita a scegliere il cambiamento. Allora domandiamoci: come siamo difronte ai cambiamenti della nostra vita? Lavoro, famiglia, figli che crescono, posto dove vivo, come leggere quello che accade attorno a noi, come rispondiamo alle molteplici sollecitazioni del mondo? Siamo capaci di fare la differenza o ci siamo massificati e abituai? Domane alle quale ognuno di noi ha la responsabilità di rispondere a se stesso con sincerità, prima di pretendere cambiamenti dagli altri.
@unavoce – foto: fonte







