Gentilezza ed educazione 

“Scrive Paolini: «In origine, in Lucchesia e nei dintorni, il detto “andare a Lucca a prendere il garbo” significava semplicemente recarvisi per acquistare una varietà di broccato pregiato e qui fabbricato, chiamato, appunto, “garbo”. Solo in seguito tale espressione cambiò di significato, e per garbo si intese la garbatezza, la cortesia e le buone maniere della gente»”. (cfr. il Tirreno)

 

Sorrido scrivendo perché sembrano riflessioni, quella che oggi desidero fare, fuori tempo e di poca importanza in un mondo caratterizzato da mille problemi ma nonostante questo credo sia importante non imbruttirci nei modi e nei costumi che invece possono aiutarci nella vita quotidiana.

Partendo dal mondo ecclesiastico, vedo per esempio nelle udienze papali del mercoledì, alla fine i primi saluti sono riservati ai vescovi presenti, che con un sorriso commento, perché si vedono atteggiamenti poco formali dimenticando chi hanno davanti, assumendo talvolta atteggiamenti confidenziali se non bizzarri che se da un parte vorrebbero esprime affetto non sono però indicati. Un esempio questo che vi ho riportato che accade però in ogni ambiente anche nel nostro militare se pur gerarchizzato si dimentica, pensando di essere tutti allo stesso livello, una modernità che sa solo di male educazione. Il rispetto non toglie l’amicizia e la confidenza ma ogni luogo ogni situazione ha i suoi modi, pertanto il papa, il vescovo, il parroco, il comandante, il datore di lavoro, l’insegnante … il genitore … sono figure che al di là della persona che può più o meno piacere, per il ruolo che hanno debbono avere il rispetto e se da parte loro non c’è non spetta a noi scadere in questo.

La mano la offre la persona più importante dei due, il saluto lo compie per primo la persona meno importante e aspetta la risposta e se non c’è sarà questa a mancare in educazione ma non noi. Il tono di voce, la scelta delle parole, l’abito giusto per la circostanza giusta sono segno di attenzione di passione di rispetto per quello che facciamo per chi siamo per la nostra dignità personale prima di tutto.

Non si va dal Papa sbrindellati o dal comandante con la divisa in disordine o a scuola come se andassimo in discoteca ecc. Superfluo, banale, non serve? Forse, ma credo che nell’economia della convivenza, la buona educazione e i modi che ci vengono dalla tradizione, siano importanti e la sciatteria la trascuratezza la mancanza di attenzione dicono solo che non c’importa di nessuno se non di noi stessi e questo non solo non è segno di umanità ma tanto meno non lo è di cristianità.

Recuperare i modi corretti della convivenza del saluto, del come ci si veste secondo le occasioni, di come si sta a tavola, di come ci si comporta in pubblico nei locali nel linguaggio che usiamo, diranno prima di tutto di noi cosa siamo e se l’abito non fa il monaco certamente l’abito l’aiuta a non dimenticare chi siamo e come siamo.

Quindi ogni categoria di persona, dalla più umile alla più in vista, ogni tipo di lavoro dal più prestigioso al più semplice, hanno tutti una dignità perché svolta da una persona che merita dignità e deve dare dignità.

Non scadiamo dicendo che sono cose sorpassate, che preferisco stare comodo, comodo stai a casa tua quando sei solo, comodità così dette nella vita quotidiana che col tempo imbruttiscono. Impariamo ad essere attenti ai particolari del nostro quotidiano e trasformiamo ogni occasione in una vera opportunità. Il nostro atteggiamento sarà la prima azione per costruire un modo migliore nel rispetto e nella pace.

Gesù nella sua vita ci ha insegnato indirettamente a vivere questo atteggiamento di attenzione, penso al “vento leggero” dell’antico testamento, o nella risurrezione la gentilezza composta di Gesù che, nella vittoria della risurrezione, ha il garbo di riporre in ordine i teli e di posare in un altro luogo il sudario avvolto e potremmo continuare in altri incontri avuti, sia questo allora l’attenzione alle piccole cose che ci aiuteranno a parlare di Dio con la nostra vita. Sii gentile, sii garbato nella vita.

@unavoce – foto: fonte

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