Il Concilio Vaticano II
“Si direbbe che persino la luna si è affrettata, stasera … a contemplare questo spettacolo. Noi chiudiamo una grande giornata di pace … Tornando a casa, troverete i bambini. Date una carezza ai vostri bambini e dite: Questa è la carezza del Papa. Troverete forse qualche lacrima da asciugare. Dite una parola buona: Il Papa è con noi, specialmente nelle ore della tristezza e dell’amarezza”. (cfr. S. Giovanni XXIII)
Lo scorso 3 giugno ricorreva l’anniversario della morte di san Giovanni XXIII, Papa, il Pontefice che pensò e aprì il Concilio Vaticano II. Dopo quasi cento anni la volontà del Papa di aprire un concilio ecumenico, dare voce a tutti i vescovi del mondo per ascoltare comprendere e rinnovarsi nell’annuncio del vangelo e della vita della Chiesa.
La celebre frase di Papa Giovanni XXIII è: «La Chiesa non è un museo da custodire, ma un giardino da coltivare». Questa espressione ha animato il pensiero del Papa pensando al Concilio. Il Papa “buono” intendeva la comunità cristiana come un organismo vivo e in continua crescita, che deve adattarsi alle stagioni e alle esigenze del mondo, rifiutando l’immobilismo e la rigidità.
Ora in questi mesi stiamo ascoltando le catechesi di Papa Leone XIV che rilegge e sottolinea i vari documenti del Concilio Vaticano II, pertanto conoscere il pensiero di chi ha avuto il coraggio e la visione profetica di indirlo credo sia importante anche per noi oggi figli del concilio che ancora abbiamo bisogno di conoscerlo e viverlo appieno. L’espressione “la Chiesa non è un museo da custodire, ma un giardino da coltivare” riassume il cuore del pensiero di Papa Giovanni XXIII prima di indire il Concilio Vaticano II. Egli desiderava una Chiesa non arroccata nel passato, ma aperta, viva, e capace di parlare al mondo contemporaneo con misericordia. “L’ispirazione per il Concilio fu un’intuizione improvvisa e profonda che Angelo Giuseppe Roncalli maturò nei primi mesi del suo pontificato. I pensieri che lo portarono a compiere questo storico passo nel gennaio del 1959 si basavano su alcune convinzioni fondamentali: La Chiesa doveva confrontarsi con una società in rapido mutamento e non poteva più limitarsi a custodire dogmi come fossero reperti in un museo. Il Papa si oppose fermamente ai “profeti di sventura”. Rifiutò l’idea che il Concilio dovesse servire a condannare gli errori del tempo, preferendo l’approccio della comprensione, del dialogo e della carità. Il Concilio doveva essere un momento di rinnovamento spirituale, di aggiornamento della forma pastorale e di ricerca dell’unità dei cristiani”. (cfr. vocetempo)
Le tappe furono queste: 25 Gennaio 1959: Al termine della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, nella Basilica di San Paolo fuori le Mura, Giovanni XXIII annunciò a sorpresa l’indizione del Concilio Ecumenico ai cardinali. 11 Ottobre 1962: Il Concilio fu solennemente aperto in Piazza San Pietro. Il Papa pronunciò il celebre discorso Gaudet Mater Ecclesia, in cui ribadì la necessità di mostrare il volto materno della Chiesa. 11 Ottobre 1962 (La sera): Dalla finestra del suo studio, dopo una fiaccolata, pronunciò a braccio il celebre “Discorso della luna”, consegnando alla storia parole di pace e la famosa “carezza ai bambini”. (cfr. laciviltàcattolica)
E con questa immagine che ancora oggi a distanza di 64 anni risuona nel cuore di chi l’ha vissuta e di noi più giovani che l’abbiamo vista ripresentata sui media, un’immagine che rivela il vero volto della Chiesa, una carezza che arriva a tutti.
@unavoce – foto: fonte







