Difficoltà e impegno
«quando fosse lontano da lui, quanto se fosse accanto a lui» (cfr. Fratelli tutti)
L’attuale società post moderna vive le convivenza con un continuo scontro e penso alle varie culture e anti culture che serpeggiano oggi nella nostra società. La convivenza nell’era postmoderna è fluida, incerta e basata sulla negoziazione continua. I legami fissi del passato lasciano il posto a rapporti fragili, individualismo e pluralità culturale, dove la, questo è quello che emerge attraverso una ricerca e una lettura di vari testi, ed emerge che la vita insieme non è più un obbligo sociale rigido, ma una scelta quotidiana da rifondare. (cfr. AA.VV.)
Ora, senza voler fare un’analisi sociale, che non sarei in grado di formulare, mi voglio soffermare su una riflessione che prendo da un articolo, invitandovi a leggere integramente di N. Faria apparso sulla rivista “La Civiltà cattolica” N. 4177 del 2024, che dice: “La storia dell’Occidente, fatta di luci e ombre, è la storia della ricerca dell’umanità. E ciò che accomuna gli esseri umani è la capacità di riconoscere e desiderare la verità, il bene, la bellezza e la giustizia. Il nostro anelito a questi valori va ben oltre il consenso e le convenzioni sociali, le ideologie, le cause e le religioni … Riconosciamo che una definizione tassativa di questi valori è evasiva. Ma questa difficoltà non deve portarci ad assumere posizioni scettiche o ciniche, o a dare interpretazioni contestualizzate o circostanziali. Nel costruire una società più giusta e inclusiva, dobbiamo denunciare la discriminazione e rifiutare di rispondervi sulla base di categorie identitarie, come il bene di un gruppo. Proteggere un’identità specifica dall’oppressione non dovrebbe essere sinonimo di segmentazione della società … Una delle proposte più interessanti per rispondere alle sfide del nostro tempo è la cultura dell’incontro proposta da papa Francesco. Nell’enciclica Fratelli tutti viene delineata una tabella di marcia per generare questa cultura, ricordando che in un poliedro la confluenza di tutte le parti non cancella l’originalità di ciascuna di esse. Il Papa ci invita a correre il rischio di andare oltre l’individualismo o la diluizione in un soggetto collettivo uniforme. Chiede che la diversità venga vista come ricchezza e non come minaccia, che si abbia fiducia nella possibilità di raggiungere l’unità in un’armonia pluriforme, che richiederà un dialogo costante. Dobbiamo riconoscere, prontamente e senza ingenuità, che il dialogo comporterà sempre un conflitto, e che tuttavia il discorso non finisce qui, ma si apre a delineare un nuovo orizzonte futuro. Nell’epoca in cui viviamo non possiamo cedere alla paura, anche quando essa si maschera da prudenza. Abbiamo bisogno di coraggio, il coraggio di superare noi stessi e di trascendere i nostri interessi. Questa è la sfida che vale la pena accettare, senza temere le diversità e i disaccordi, certi che è attraverso l’incontro, l’ascolto e il dialogo franco che potremo tracciare un cammino verso la pace sociale”. (cfr. La Civiltà Cattolica)
“La convivenza nell’era postmoderna delle diverse correnti di pensiero, culture e visioni del mondo si fonda sul superamento delle grandi ideologie e sulla frammentazione dei punti di riferimento tradizionali. Non esiste più un unico sistema dominante che spiega la realtà; al contrario, convivono una pluralità di prospettive che dialogano in un equilibrio instabile, fluido e continuamente negoziato. Cade la fiducia nei sistemi di pensiero assoluti o totalizzanti. Le correnti culturali accettano la propria parzialità. Ogni visione riconosce l’esistenza di altre prospettive legittime, riducendo i dogmatismi ma aumentando l’incertezza. Le identità individuali e collettive non sono fisse, ma si compongono e scompongono attingendo a tradizioni diverse. I mezzi di comunicazione mettono in contatto istantaneamente idee opposte, creando sia spazi di dialogo che bolle isolate.
Pertanto le sfide da affrontare sono le verità condivise come “la convivenza che richiede la capacità di accettare il disaccordo e trovare regole procedurali minime per la convivenza civile. La compresenza di correnti diverse può generare la chiusura in comunità autoreferenziali piuttosto che un reale scambio. I rapporti sociali e culturali non sono più dati una volta per tutte, ma vanno costantemente ridefiniti e rinegoziati giorno per giorno”. (cfr. AA. VV.)
La risposta cristiana, a questo abbozzo di riflessione per aiutarci a pensare seriamente, è indubbiamente il dialogo, il rispetto della dignità delle singole persone, culture e società sulla base del vangelo, senza imposizioni ma con la testimonianza, ricordando che la società post moderna rifiuta l’assoluto, c’è un pluralismo religioso e cresce sempre più un individualismo spirituale, pertanto l’impegno sarà quello di tornare all’essenziale, ricalibrando questi concetti attraverso il dialogo e questo ci porta indispensabilmente a dare il primato alla persona che è e deve sempre essere al primo posto indipendentemente da fede, cultura o razza e assodato questo, impegnarci a condividere il messaggio di Cristo con amore e senza paura, cercando il bene comune e ciò che ci unisce, senza perdere la propria identità, ma attraverso una fede che si concretizza nell’aiuto e nella costruzione della pace.
@unavoce – foto: fonte







