Vita di comunità

 

La vita di una comunità che sia famigliare parrocchiale o di un ente come le nostre basi, sono segnate dai cambi ai vertici pertanto in occasione del Cambio di comando del nostro stormo vorrei soffermarmi con voi affinché non sia solo una cerimoni burocratica prevista dal calendario ma occasione per tutti di riflessione per dare maggiore attenzione a questo evento, perché ognuno di noi porta e lascia il suo stile e il suo contribuito che s’impone sul reparto.

E’ utile ricordarci che chi è chiamato a governare diventa la figura di riferimento e pertanto viene a crearsi un legame basato sulla prevedibilità, sull’autorevolezza e sulla condivisione dei rischi, ognuno secondo il suo grado e il suo ruolo.

Gli avvicendamenti non interrompono il cammino ma danno continuità portando la propria personalità e in qualche modo stilando un “carattere” alla vita del gruppo, perché ogni leader porta con sé una propria visione e un nuovo stile comunicativo e questo ci impone una rinnovata presa di coscienza sull’unità, la coesione e le dinamiche relazionali, offrendo una primavera nel riprendere il cammino con lo sguardo sempre verso l’obiettivo comune, senza perdere le proprie caratteristiche personali e d’incarico.

L’impegno pertanto per tutti è quello di sapersi rimettere in gioco senza giudizi e pregiudizi, senza commenti se non quelli che ci permettono di camminare in serenità tutti verso lo stesso traguardo. Ovviamente ognuno porta con se la sua umanità che s’incontra con le nostre ma mai dobbiamo dimenticare i ruoli e le responsabilità che vengo affidate. Pertanto vi invito a vivere questo momento come occasione di cambiamento personale oltre che istituzionale e mi permetto farlo con ciò che conosco senza imporre nulla, suggerendo però con rispetto una lettura di questo evento.

Prendo spunto dalla Regola Benedettina dove si parla dell’abate, in quanto persona scelta a governare e guidare un gruppo di persone. Con le debite trasposizioni, ci ricorda quale compito chi governa è chiamato a svolgere e noi a sostenere per un cammino unitario.

La figura dell’abate, astraendo dalle condizioni particolari dell’ordine monastico, può ben riflettere un ideale sempre altamente suggestivo, ma nello stesso tempo pratico e moderno, di capo e dirigente. L’abate non è solo il capo ma il maestro, il medico sapiente dei caratteri e delle anime e noi diremmo, avveduto, ora prudente ed ora audace distributore e dosatore delle risorse naturali ed umane nel processo produttivo. L’abate come ogni capo dispone ogni cosa con “provvidenza” (i mezzi necessari) e con “previdenza” (calcolando con realismo gli imprevisti e la malvagità delle circostanze), governa ed ordina col consiglio dei suoi preposti nelle questioni tecniche e particolari e tiene conto e si consulta con tutti i suoi monaci (e noi diremmo collaboratori) nelle questioni generali che toccano l’interesse di tutti. Infine impegna tutta la sua responsabilità e paga di persona.

Per tutti questi motivi la nostra seria e competente collaborazione sarà la strada da intraprendere insieme per vivere questo tempo con serenità, impegno e determinazione.

@unavoce – foto: fonte

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