Il tributo della moneta, opera barocca del pittore italiano Bernardo Strozzi (realizzata circa nel 1630)
Liturgia della Parola

Giornata Missionaria
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I commenti quest’anno sono proposti da don Marco Giordano [Portoso], nostro confratello Cappellano Militare a Bologna. Don Marco, come potete vedere dal suo curriculum, ha le qualifiche bibliche e teologiche e spirituali per accompagnarci in questo nostro cammino. Qui sotto ti rimando all’articolo completo che lo presenta, inoltre potete trovare alcune sue pubblicazioni sul sito del portale Academia.edu e sul circuito di Amazon (in particolare “I Salmi. Il Salterio e la Liturgia delle Ore” vol.1 e vol.2). Un grazie sentito dalla redazione di “Una Voce” per la sua collaborazione.
XXIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio». (Mt 22, 20-21)
Meditando la PAROLA con don Marco Giordano: “Se nelle ultime domeniche Gesù ci ha insegnato attraverso l’uso di parabole, con questa ventinovesima domenica del tempo ordinario la liturgia della Parola ci propone un episodio accaduto al Maestro. L’evangelista Matteo, saggiamente, ci offre subito la chiave di lettura del brano quando dice quali erano i sentimenti che muovevano i farisei e gli erodiani nel porre delle questioni a Gesù: «Tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi» (v. 15). La malizia di questi interlocutori è evidente. Se Gesù alla domanda: «È lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?» (v. 17) avesse risposto a favore dei romani ne avrebbe approvato la loro presenza in Palestina, se invece avesse dato contro i romani poteva essere considerato un ribelle e un rivoluzionario pericoloso per l’equilibrio del paese. Nella sua risposta Gesù riesce a non cadere nel tranello e a proporci un prezioso insegnamento. Dio e l’imperatore si collocano su due piani completamente diversi. A Dio si deve la giusta adorazione e l’obbedienza assoluta, ma ciò non preclude all’idea che nella nostra vita dobbiamo una serie di obbedienze ordinarie che non scalfiscono la sovranità del Signore. C’è di più: osservando queste obbedienze “minori” (quali possono essere quella verso la famiglia o verso l’autorità politica legittima) onoriamo contemporaneamente l’obbedienza a Dio. Due sono gli eccessi da evitare: dedicarsi a Dio rifiutando il mondo e dedicarsi al mondo rifiutando Dio. Nel primo caso si va contro la logica usata da Cristo che nel mondo c’è stato e da lì ha denunciato le cose che andavano corrette; nel secondo caso si rischia di smarrire Dio o di compromettersi e perdersi nella mondanità. Chiediamo al Signore la capacità di saper vivere in un corretto equilibrio tra le realtà temporali e le verità divine”.








