Per non costruire la pace
“Il fuoco mette alla prova il ferro, la tentazione mette alla prova il giusto.” (Tommaso da Kempis)
“alcune tentazioni che possono indebolire il ministero sacerdotale: l’efficientismo, che misura il valore del presbitero esclusivamente sulla base dei risultati pastorali; il quietismo, che conduce allo scoraggiamento davanti alle difficoltà dell’evangelizzazione; e la mediocrità spirituale, che rischia di svuotare il ministero della sua forza testimoniale. Il sacerdozio non è una carriera né una ricerca di prestigio, ma una forma di servizio modellata sull’esempio di Cristo, venuto non per essere servito ma per servire … profondo legame tra la santità sacerdotale e l’impegno per il bene comune”. (cfr. VaticanNews)
Le tentazioni, in un mondo fatto d’immagine e di potere dato o preso, sono diverse con il rischio di perdere il senso della realtà e della misura delle cose. Ora alla luce di questa affermazione che vi ho riportata in apertura e che riguarda i sacerdoti, mi rivolgo ai miei confratelli, ma penso possa essere una buona riflessione per tutti.
Tutti abbiamo progetti, sogni, ambizioni e tutti vogliamo raggiungere traguardi ma in questo cammino, o corsa, possono esserci degli inciampi, dei pericoli che ci ostacolano, alcuni involontari altri che ci creiamo per raggiungere, magri con scorciatoie, gli obiettivi prefissati.
La tentazione del “tutto e subito”, “dell’avere senza fare”, del “molto senza impegno” … possono confonderci e farci sbagliare. Questo accade in tutti, in tutte le società e in tutte le istituzioni. Se per il sacerdote i limiti sono quelli sopra citati e ricordateci da Papa Leone, l’occasione, come accennavo, torna utile per soffermarmi con voi e analizzare il mio e vostro cammino alla luce di questi rischi.
La domanda che ognuno di noi si deve fare è: fino a che punto sono disposto a … per ottobre quello che mi e ci siamo progettati? L’ambizione è buona se usta nella correttezza e nell’onestà, diventa limite se per raggiungere questi obiettivi o solo per sembrare migliore o nascondere la nostra vera natura, diventano accuse, maldicenze, cattiverie, dispetti … fatti di parole e di atteggiamenti … insinuando il sospetto, parlando senza controllarsi, dicendo il falso o il sentito dire … Purtroppo cose che accadono ogni giorno, ovunque e anche nelle nostre comunità, addirittura in casa nostra … nessuno è esente.
Pertanto se non abbiamo l’umiltà di ritornare alla verità della vita vissuta alla luce di Cristo il rischio, la tentazione, il limite è e sarà fare del male e farci del male per ottenere risultati attraverso scorciatoie, e il rischio potrebbe essere peggiore se concludiamo che non c’interessa, vivendo i nostri successi o “presunti” successi come il risultato di un lavoro, di un impegno o di una intelligenza che li ha prodotti, ma è proprio così?
Soffermiamoci per un attimo sul testo delle tentazioni di Gesù nel deserto riportato dai Vangeli sinottici (Matteo 4,1-11, Marco 1,12-13, Luca 4,1-13) il racconto “rappresentano la lotta spirituale contro le “tre grandi scorciatoie” umane: il materialismo (trasformare i bisogni primari in idoli), la sete di potere e dominio, e la tentazione di usare la fede per mettersi in mostra anziché affidarsi umilmente a Dio. Il pane rappresenta la tentazione di vivere solo per i bisogni terreni. Il pinnacolo del tempio è la tentazione di “usare” Dio per i propri fini, cercando la spettacolarità. Tutti i regni del mondo rappresenta la ricerca del successo, del controllo e della gloria mondana.”. (cfr. autori vari)
Fermiamoci tutti a riflettere e con onesta rispondiamo a noi stessi a queste provocazioni e non facciamo confronti riempendoci la bocca di luoghi comuni comi: “tutti fanno così”, “quello è lì perché ha detto e fatto” … alludendo ad atteggiamenti falsi e disonesti. Torniamo alla bellezza degli atteggiamenti, delle parole, degli intenti e vivremo meglio e faremo vivere meglio chi è attorno a noi.
Questa è la strada per costruire quella pace esteriore che tuti desideriamo ma che se non parte da dentro non si disamerà mai.
@unavoce – foto: fonte







