La comunione fraterna
Perché le nostre preghiere sembrano non essere efficaci? Anche se non lo diciamo lo pensiamo e vi assicuro che un motivo c’è, anzi più aspetti ci sono della nostra fede che rendono vuote le nostre preghiere.
Prima di tutto la fedeltà alle cose, facciamo fatica ad essere fedeli, prendiamo un impegno o ci diamo un impegno ma non dura mai nel tempo, durano solo le cose che ci piacciono e che decidiamo noi e poi, anche in questo caso, non sempre si è fedeli, è una fedeltà a tempo, pertanto c’è da pensare che la nostra vita spirituale sia solo una facciata o una comodità per incolpare qualcuno dei nostri fallimenti e delle croci o delusioni che si presentano sul nostro cammino. Secondo è che non ci amiamo e non ci stimiamo veramente, non siamo in comunione tra di noi e se una comunità, che sia famigliare, parrocchiale, di lavoro o di gruppo di amici, non è in comunione non è in armonia, allora la nostra preghiera è vana.
Essere in comunione significa aiutarsi, correggersi ma senza mettere in dubbio o in discussione la nostra amicizia e il bene che ci vogliamo gli uni gli altri, ma anche su questo argomento siamo un po’ come “sepolcri imbiancati”, c’è un’apparenza che non rispecchia la verità dei nostri sentimenti. La correzione fraterna che deve esserci tra di noi è importante e utile nella misura in cui è vissuta nella carità, dove l’osservazione non mette in discussione la stima reciproca, purtroppo siamo permalosi e soprattutto pensiamo sempre di aver ragione e che siano sempre gli altri a sbagliare. Il vangelo di domenica scorsa ci ha ricordato: “Se il tuo fratello commette una colpa, va’ e ammoniscilo”. Un ammonimento che è come quello di una mamma e un papà nei confronti del figlio.
Quando invece siamo in comunione gli uni con gli altri, la nostra preghiera può tutto, ecco perché la comunione fraterna non è un optional nella fede cristiana. Non fingiamo, non solo verso gli altri, ma anche e soprattutto verso voi stessi. Far finta di nulla, far finta di non vedere o di non sentire non ci salva dagli errori, né ci evita disguidi e fallimenti, tristezze e malumore. Vivere insieme significa camminare insieme sostenendosi gli uni gli altri, anche correggendosi e accogliendo l’osservazione, la correzione in fraternità e con amore anche se non ci piace ci orienta a migliorare a essere veri nella vita.
Nessuno è perfetto e tutti abbiamo bisogno di misericordia, di guida, di una mano per camminare e se invece ci arrocchiamo nelle nostre posizioni, nelle nostre idee e pensiamo che siano gli altri a non capire, a non accoglierci, a non accettarci allora non andremo da nessuna parte e soprattutto non vivremo la comunione cristiana che il Signore è venuto ad insegnarci con la sua vita. La severità che appare talvolta nelle parole del Signore, è sempre seguita da gesti di amore e attenzione, carità e accoglienza. Rimettiamoci in gioco e verifichiamo il nostro animo e le nostre azioni.
@unavoce – foto: fonte







