Segno di … chi siamo e cosa siamo
“La partecipazione attiva e cosciente del popolo di Dio alla vita cultuale della chiesa è un diritto dovere di ogni fedele in forza del suo essere popolo sacerdotale” (cfr. Sacrosanctum Conciluim)
“Il nostro corpo parla una lingua silenziosa, ma incredibilmente potente. Un sopracciglio inarcato, un sorriso appena accennato, le mani che si muovono mentre cerchiamo le parole: sono tutti segnali non verbali che compongono il linguaggio del corpo. Questa forma di comunicazione non verbale, spesso inconscia, può rivelare molto più di ciò che esprimiamo a parole, trasmettendo emozioni, intenzioni e stati d’animo”. (cfr. unobravo)
Nulla è per caso nella vita, forse talvolta compiamo gesti e ci muoviamo inconsciamente ma ogni cosa che facciamo e non solo quello che diciamo esprimono qualche cosa o vogliono comunicare qualche cosa. Questo è nella vita attraverso i nostri gesti e così è anche nella preghiera. Talvolta qualcuno scherzando dice che alla Messa sembra di essere in una palestra su giù in ginocchio apri le braccia … si, una palestra quella dell’anima dove i gesti sono un tutt’uno con le parole e con la nostra fede, sono l’espressione dell’amore e del rispetto che abbiamo per Duo così come nella vita di tutti i giorni con le altre persone.
Forse non ci facciamo caso, ma ogni ambiente ogni attività ogni incontro ha un suo linguaggio verbale e gestuale di scelte di posto di abbigliamento … forse oggi meno attento, ma che ha un suo valore, non vado a teatro come vado la mare …
La preghiera unisce parole e corpo in un unico linguaggio. I gesti e il corpo esprimono ciò che le sole parole non possono dire. Essi mostrano rispetto, lode, dolore o bisogno di aiuto davanti a Dio.
“La Messa ha bisogno di «una complessiva e armonica attenzione verso tutte le forme di linguaggio previste dalla liturgia: parola e canto, gesti e silenzi, movimento del corpo, colori delle vesti liturgiche». E «possiede per sua natura una varietà di registri di comunicazione che le consentono di mirare al coinvolgimento di tutto l’essere umano»” (cfr. Introduzione al Messale Romano)
“Nel linguaggio liturgico, il corpo non è un semplice strumento, ma il modo principale con cui l’essere umano esprime la fede, partecipa al mistero divino e manifesta l’unità della comunità. I gesti e le posture uniscono i fedeli in un’unica azione sacra. Stare in piedi: Segno di risurrezione, di rispetto e di pronto ascolto. Si usa durante la preghiera, il Vangelo e i canti di lode. In ginocchio: Segno di profonda adorazione, penitenza e umiltà davanti alla grandezza di Dio. Seduti: Posizione dell’ascolto attento e della riflessione. Si tiene durante le letture prima del Vangelo e l’omelia. Camminare (processioni): Simbolo della vita come pellegrinaggio verso il Regno dei cieli. Segno della croce: Ricordo del battesimo e offerta di tutta la persona a Cristo. Mani giunte: Segno di raccoglimento, preghiera interiore e affidamento. Inchinarsi: Espressione di riverenza e riconoscimento della santità di Dio. Scambio della pace: Gesto di comunione fraterna e riconciliazione con il prossimo. (cfr. AA.VV.)
Tutto questo per ricordare a me e a voi, l’importanza dei gesti che compiamo e non solo delle parole. La nostra partecipazione attiva alla S. Messa vissuta con consapevolezza e da questa ogni gesto e azione che compiamo nella vita, dai gesti quotidiani e abituali e a quelli occasionali e per determinate occasioni. Impariamo a rispettare e a rispettarci anche nella gentilezza dei gesti e nella verità di quello che siamo veramente.
@unavoce – foto: fonte







