per ascoltare Dio
“Nessuna parola cattiva esca più dalla vostra bocca; ma piuttosto parole buone che possano servire per la necessaria edificazione, giovando a quelli che ascoltano (…) Scompaia da voi ogni asprezza, sdegno, ira, clamore e maldicenza con ogni sorta di malignità. Siate invece benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi a vicenda come Dio ha perdonato a voi in Cristo” (Efesini 4, 29-32)
Disarmare il linguaggio è la provocazione quaresimale che Papa Leone XIV ci invita a metter in atto. Lo scorsoi 21 febbraio è la giornata della Lingua Madre, una ricorrenza nata da un evento lontano nel tempo in accaduto a Dacca l’a capitale attuale del Bangladesh che ci ricorda l’importanza dalle parole e del corretto uso di esse, parole che sono famigliari alla nostra cultura così come ogni nazione e popolo ha. Parole che talvolta e ormai spesso vediamo usate male sui mezzi di comunicazione, non solo grammaticalmente ed è già grave per chi vuole comunicare qualche cosa ma usate a sproposito. Le parole possono cerare amore ma anche odio, pace ma anche guerra, fraternità ma anche divisione.
Conoscere la nostra lingua usarla nel modo corretto ci permette di interagire in modo fraterno, intelligente e amorevole. “La lingua è dunque un sistema di suoni, vocaboli e regole grammaticali condiviso da una comunità. Il linguaggio, invece, è la capacità, peculiare degli esseri umani, di comunicare pensieri, esprimere sentimenti, e in genere di informare sulla propria realtà interiore o sulla realtà esterna, per mezzo di un sistema di segni vocali o grafici. Il linguaggio, in particolare, è il prerequisito della lingua: può essere avvolgente come una carezza o un abbraccio ma può anche provocare ferite profonde. Sul valore del linguaggio si sono espressi più volte i Pontefici che esortano ad evitare l’odio e la calunnia e a rispettare la verità”. (cfr. VaticanNews)
“Il rischio che corriamo noi cristiani è quello di leggere, ascoltare, scrivere e dire tantissime parole (inutili) senza ascoltare più la Parola di Dio. Senza quel silenzio che si mette in ascolto dell’unica Parola necessaria, le nostre parole forse possono voler difendere Dio, Gesù, Maria, i Papi, la Chiesa, la dottrina cattolica, ma non sono parole cristiane. Senza questo silenzio, chi vuol vedere il male, continuerà a vederlo anche di fronte alla cosa più bella del mondo, anche lì troverà un dettaglio, un piccolo difetto, una piccola macchia scura, per dire che tutto è marcio. E convincerà molti che è così. Passiamo tanto tempo in mezzo alle chiacchiere e ci perdiamo la forza della Parola: “La parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore” (Lettera agli Ebrei 4, 12). Resta la domanda: noi cristiani, nell’uso delle parole, abbiamo il coraggio di mettere in pratica la Parola di Dio?”. (cfr. VaticanNews)
Sia anche per noi una provocazione ad usare bene le parole, nel modo corretto, nello scrivere e nel parlare. Fare silenzio ci aiuterà a riflettere e a meditare la Parola per poter dire le parole che amano e servono.
@unavoce – foto: fonte







