Vocazione del … Cristiano, vocazione della Chiesa
Pubblico in questa sezione del sito “Alzo lo sguardo”, pagina pensata per offrire spunti di riflessione spirituale, la raccolta delle meditazioni del predicatore Mons. Erik Varden tenute gli Esercizi Spirituali al Papa e alla Curia Romana, certo che possano essere una buona lettura in questo tempo quaresimale per fermarci a riflettere.
Anche per me e per noi, pur alla periferia sono, meditazioni che aprono il cuore e la mente portandoci ad un serio esame di coscienza sulla nostra vita cristiana e sull’impegno concreto nel essere parte della Chiesa di Cristo. Di seguito alcuni passaggi dell’ultima meditazione per introdurre e raccogliere per me e per voi questi testi.
“Servono collaboratori di provata integrità, disponibili all’obbedienza, pazienti e miti; di sicura fede cattolica, fedeli nel ministero; amanti della concordia, della pace e dell’unità; prudenti nel consiglio, sagaci nell’amministrazione, modesti nel parlare”. Persone del genere “amano e gustano la preghiera e in essa confidano la propria speranza più che nella loro sagacia o nel lavoro”.
“Nella misura in cui la Chiesa opera in questi termini, rifletterà l’organizzazione delle gerarchie angeliche. Chiunque la consideri allora vedrà subito la sua missione principale: quella di dare gloria a Dio”, afferma monsignor Varden. E sottolinea che “per considerare correttamente le necessità terrene, dobbiamo cercare, attraverso di esse, ciò che è al di sopra”. E cioè Dio. San Bernardo si domanda: “Che cos’è Dio? Volontà onnipotente, virtù benevola, ragione immutabile”. Dio è “somma beatitudine” che “per amore, desidera condividere con noi la sua divinità”, dice il predicatore. Egli “ci ha creati per desiderarlo, ci dilata per riceverlo, ci giustifica per meritarlo”, “ci guida nella giustizia, ci plasma nella benevolenza, ci illumina con la conoscenza, ci preserva per l’immortalità …
Porta il tuo fardello fino alla fine – dice Agostino in un sermone – se lo ami, sarà leggero; se lo odi, sarà pesante”. “Sebbene il fardello pastorale abbia un aspetto spaventoso, è spaventoso solo se non riusciamo a notare chi ci mette il fardello sulle spalle”, commenta il predicatore. “Poiché non è altro che una partecipazione al dolce giogo di Cristo stesso, che ci fa scoprire che la croce affidataci è luminosa e leggera e che poterla condividere è motivo di gioia”. (cfr. VaticanNews)
Possano anche per noi diventare momenti di raccoglimento e preghiera.
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