Sinodalità
Il confronto tra giovani e anziani è spesso percepito come uno scontro generazionale, ma in realtà evidenzia i limiti e pregi peculiari di ogni fase della vita, trasformando la differenza in una potenziale risorsa di scambio reciproco. La giovinezza è vista come progresso, mentre la vecchiaia è memoria; il loro incontro invece sarà fondamentale per un cammino di crescita.
Anche nel mondo ecclesiastico e intendo soprattutto quello dei preti, il rischio del confronto tra generazioni può diventare limite invece che ricchezza. Assistiamo a un cambio di atteggiamento e di azione che se da una parte ci rivela poi il limite di giovani preti che lasciano per poi pontificare sulla Chiesa, sulla fede e la teologia travisando ogni cosa, ci sono altri che nello spirito di crescere e farsi santi rischiano di essere mortificati dai vecchi perché non si vedono e non si comportano come il passato.
Il Passato e il presente possono convivere senza essere in contrasto, recuperando quei valori che non subiscono il tempo e proporre vie nuove che non mortifichino il passato. Il segreto se di segreto si può parlare è non perdere di vista il vangelo e soprattutto non adattarlo alle nostre esigenze, alle nostre mode, al nostro modo e mondo privato di vedere le cose ma viverlo alla luce del tempo presente nella verità del messaggio che esprime e che la Chiesa ci garantisce.
Molta responsabilità ovviamente di costruire questo clima spetta ai pastori, a chi governa ma tutti, ognuno secondo il suo ruolo, in quello spirito sinodale che non fa scavalcare le posizioni e i compiti ma si mette in dialogo onesto, potrà costruire una Chiesa sempre capace di genare figli.
Ora, io sono della generazione che supera i sessanta ed educato a una pastorale in un certo modo e talvolta si rischia di fare dei confronti che giudicano più che mettersi in dialogo, pertanto l’impegno per tutti sarà quello di valutare le cose belle di questo tempo senza metterle a confronto ma nella ricchezza dello specifico della scelta senza travisare il Vangelo, la teologia e la tradizione, pertanto sarà necessario per me e per voi fermarci a riflettere su come ci accostiamo alla vita della Chiesa a come collaboriamo mettendoci nella posizione non di giudicare o pettegolare ma di costruire insieme accettando le diversità di modi, di atteggiamenti e linguaggi per camminare insieme con una ricchezza che riempie e non limita. Credo sia questa la sinodalità di cui parliamo spesso.
Il dialogo intergenerazionale aperto e non giudicante né da una parte ne dall’altra, aprirà la via della Chiesa che sa ascoltare senza perdere la sua verità: il Vangelo. Ora in questi anni del Sinodo abbiamo visto che l’impegno è stato quello, come ha ricordato Papa Francesco nel discorso all’inizio del Sinodo dedicato ai giovani, di una “alleanza tra generazioni”, dove la saggezza dei più anziani incontra l’entusiasmo e l’inquietudine dei giovani rigenerando la Chiesa, pertanto questo è e deve essere il cammino anche della nostra comunità.
@unavoce – foto: fonte







