La “leggenda della vera croce”, particolare “il ritrovamento delle tre croci”, di Agnolo Gaddi (1385-1387), Cappella Maggiore della Basilica di Santa Croce a Firenze. Il dipinto narra il momento in cui l’imperatrice Elena, madre di Costantino, fa scavare a Gerusalemme per trovare la Vera Croce, rinvenendo anche quelle dei due ladroni

 

Liturgia della Parola

XXII Tempo Ordinario

 

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I commenti quest’anno sono proposti da don Marco Giordano [Portoso], nostro confratello Cappellano Militare a Bologna. Don Marco, come potete vedere dal suo curriculum, ha le qualifiche bibliche e teologiche e spirituali per accompagnarci in questo nostro cammino. Qui sotto ti rimando all’articolo completo che lo presenta, inoltre potete trovare alcune sue pubblicazioni sul sito del portale Academia.edu e sul circuito di Amazon (in particolare “I Salmi. Il Salterio e la Liturgia delle Ore” vol.1 e vol.2). Un grazie sentito dalla redazione di “Una Voce” per la sua collaborazione.

 

XXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

“non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!” (Mt 16,23)

 

Meditando la PAROLA con don Marco Giordano: “Il Vangelo di questa ventiduesima domenica del tempo ordinario ci può lasciare stupiti per diversi motivi. Ci può sorprendere perché Pietro, il primo degli Apostoli, viene chiamato Satana dal Maestro (cf. v. 23); ci può meravigliare perché lo stesso Pietro poche battute prima addirittura si precipita nel rimproverare Gesù, ma il vero stupore che ci provoca questo passo evangelico sta nel vedere come anche tra coloro che hanno seguito Gesù e si sono messi devotamente alla sua sequela non si è ancora pienamente convertita la loro mente. Essi nonostante tutto continuano a pensare secondo gli uomini e non secondo Dio (cf. v. 23). E la prima conseguenza di questa lacuna sta nel non comprendere che la messianicità incarnata da Gesù comporta il perdere la propria vita e l’abbracciare la croce. Gesù addirittura parla di rinnegare la propria vita, il che viene detto non per deprimere o per rendere tristi. Se pensassimo secondo Dio capiremmo che è utile rinnegare la nostra vita in quanto non poniamo più noi stessi come centro di riferimento di tutto, ma al centro ci mettiamo Gesù Cristo e la sua Parola. Capiremmo che se uno segue il Signore e mette Gesù al centro di ogni suo interesse trova la vita. E da ciò comprenderemmo che seguire Gesù e perdere la propria vita per causa sua significa anche condividerne il suo destino.  Le parole di Gesù oggi parlano soprattutto di risurrezione («doveva venir ucciso e risuscitare il terzo giorno» v. 21); ed è la risurrezione che giustifica tutto il resto. Non lo si deve dimenticare: Dio può chiedere i sacrifici più gravi, ma solo per la vita dell’uomo. Gesù percorre per primo la strada dell’obbedienza che conduce alla pienezza della vita, e su quella strada anche a noi come a Pietro dice: «Và dietro a me» (v. 23), cioè seguimi!”.

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