Sacerdote e a voi …

… confratelli a chi è in ricerca a chi ha detto il suo Si a Dio.

 

Vorrei rileggere con voi oggi, giorno in cui si fa memoria di San Gregorio magno Papa e Dottore della Chiesa, alcune righe della sua Regola. Vissuto tra la fine del 500 e l’inizio del 600, scrisse questo testo per tutti coloro (chierici e laici) che dovevano governare cristianamente il mondo e per quelli in particolare che erano responsabili della cura pastorale, parole che ancora oggi sono valide e che rileggo per me, per animare e rinnovare sempre la mia vocazione e che oggi voglio condividere con chi tra noi è chiamato a “governare le anime”, il sacerdote.

Oggi il prete spesso è solo criticato o conosciuto per i difetti e pochi vedono il “lavoro” nascosto, paziente e attento che svolge con il suo ministero, con la sua presenza. Difficilmente si vedono i disagi e le sofferenze degli ecclesiastici, ma la mia preghiera e l’invito alla preghiera è per tutti i sacerdoti: il vostro parroco o cappellano, tutti i religiosi e religiose che sono impegnate nella “Vigna del Signore”.

“Pertanto, in tutti i modi deve essere trascinato, a divenire esempio di vita, colui che morendo a tutte le passioni della carne vive ormai spiritualmente; ha posposto a tutto il successo mondano; non teme alcuna avversità; desidera solamente i beni interiori. Pienamente conformi alla sua intima disposizione, non lo contrastano né il corpo con la sua debolezza né lo spirito col suo orgoglio. Egli non è condotto a desiderare i beni altrui, ma è largo dei propri. Per le sue viscere di misericordia si piega ben presto al perdono ma non deflette dalla più alta rettitudine, passando sopra più di quanto conviene. Non commette nulla di illecito, ma piange come proprio il male commesso dagli altri. Compatisce la debolezza altrui con tutto l’affetto del cuore, gioisce dei beni del prossimo come di successi suoi. In tutto ciò che fa si mostra imitabile agli altri, così che con loro non gli avviene di dover arrossire nemmeno per fatti passati. Si studia di vivere in modo tale da essere in grado di irrigare, con le acque della dottrina, gli aridi cuori del suo prossimo. Attraverso la pratica della preghiera, ha imparato per esperienza che può ottenere da Dio ciò che chiede, lui cui in modo speciale è detto dalla parola profetica: Mentre ancora tu parli, io dirò: Eccomi, sono qui (Is. 58, 9). Infatti, se venisse qualcuno a prenderci per condurci come suoi intercessori presso un potente adirato con lui e che, per altro, non conosciamo, noi risponderemmo subito: non possiamo venire ad intercedere perché non sappiamo niente di lui. Dunque, se un uomo si vergogna di farsi intercessore presso un altro uomo che non conosce, con quale animo può attribuirsi la funzione di intercedere per il popolo presso Dio, chi non sa di godere la familiarità della sua grazia con la sua condotta di vita? O come può chiedergli perdono per gli altri uno che non sa se egli è placato verso di lui? A questo proposito, un’altra cosa occorre temere con maggiore sollecitudine, cioè che colui che si crede possa placare l’ira, non la meriti a sua volta a causa del proprio peccato. Giacché sappiamo tutti molto bene che se chi viene mandato a intercedere è già sgradito per se stesso, l’animo di chi è irato viene provocato a cose peggiori. Pertanto, chi è ancora stretto dai desideri terreni veda di non accendere più gravemente l’ira del Giudice severo e mentre gode del suo luogo di gloria, non divenga autore di rovina per i sudditi” (cfr. Regola Pastorale I, 10)

San Gregorio Magno spiega che i sacerdoti sono esposti a gravissimi pericoli spirituali, tanto da diventare “pietra d’inciampo” o “laccio di rovina” se non sorretti dalla grazia. Per questo, la preghiera costante per loro è un dovere e una necessità vitale per tutta la Chiesa. 

@unavoce – foto: fonte

Grazie della tua visita se vuoi rimanere collegato con noi iscriviti alla newsletter clicca qui