Di comunicazione
“Lei ha scritto e parlato bene del Signore Gesù. Lei è un figlio leale della Chiesa”. (San Giovanni Poalo II)
Lo scorso 24 settembre e stato celebratao il solenne rito di beatificazione di Fulton John Sheen a Saint Louis (Stati Uniti d’America), a rappresentare il Santo Padre era presente come delegato Pontificio il Cardinale Luis Antonio G. Tagle.
Vorrei oggi presentarvi la figura di questo pastore che la Chiesa ha elevato tra coloro che sono di esempio per vivere il vangelo. Santi e Beati della Chiesa che ci vengono presentati affinché, conoscendo la loro vita e il loro servizio, possano guidare anche i nostri passi per una vita cristiana autentica. Durante l’anno e in questi anni e nella storia della Chiesa c’erano e ci sono grandi figure elevate agli onori degli altari, una miriadi di persone che ci vengono presentate come sante, da ogni parte della terra, di ogni status e condizione. In Italia ne abbiamo tanti e molti di altre parti che hanno un posto nel nostro cuore perché incarano quei desideri di santità che coltiviamo nella nostra anima.
Ora, scopriamo qualche aspetto della sua vita. Monsignor, anzi, il Beato Fulton John Sheen è considerato il primo e più grande comunicatore religioso moderno dei mass media per il suo straordinario uso pionieristico di radio e televisione.
Ha intuito prima di chiunque altro la potenza dei nuovi media, passando dalle trasmissioni radiofoniche al trionfo televisivo con il celebre programma “Life Is Worth Living” dal 1952. Riusciva a incollare davanti allo schermo oltre 30 milioni di spettatori a settimana negli Stati Uniti, competendo alla pari con i colossi dell’intrattenimento laico. Usava semplicemente un microfono e una lavagna, unendo una profonda cultura filosofica a un linguaggio diretto, chiaro e accessibile a tutti. È stato il primo sacerdote a vincere un prestigioso Emmy Award nel 1953 come migliore personalità televisiva. Viene definito oggi un antesignano degli “influencer” cattolici del Vangelo per la sua capacità di adattare il messaggio cristiano ai linguaggi della modernità.
Ve lo presento perché molti, preti e religiosi e religiose, ma non solo, oggi sono sui social con lo stesso spirto e purtroppo non sempre con la stessa capacità, eleganza e buon gusto oltre la competenza, elementi tutti fondamentali per non massificarci in una comunicazione banale, vuota o superficiale.
E’ compito di tutti, ognuno secondo le proprie capacità, annunciare il vangelo e lo possiamo fare aiutati da questi strumenti moderni e innovativi, ma dobbiamo non dimenticare mai cosa veramente vogliamo trasmettere e farlo nel modo evangelico con dignità e rispetto. Sia che parliamo di Gesù e del Suo Vangelo, della Chiesa e della vita di essa, o che parliamo di noi stessi attraverso alcuni aspetti del quotidiano, vogliamo sottolineare il messaggio evangelico, pertanto non dimentichiamo mai chi siamo, in chi crediamo e come viviamo.
Nessuno di noi, e chi tra noi ha l’impegno, il desiderio e il coraggio di essere annunciatore o influencern come si direbbe oggin attarverso i mezzi di comunicazione, non deve mai dimenticare: “Il vero protagonista dell’evangelizzazione non è il presentatore star ma lo Spirito Santo”. (cfr. fides)
@unavoce – foto: fonte







