un progetto aziendale
In questi giorni estivi dove c’è più tempo per la lettura mi è capitato tra le mani un libro: “Elia, uomo di Dio” delle Ed. LEV dove l’autore tratta la figura di un cardinale, Dalla Costa, arcivescovo di Firenze, figura poliedrica e profetica dove emerge l’invito a confidare in Dio attraverso l’azione dello Spirito Santo e non nelle nostre forze umane.
In un tempo dove il divino, il religioso lo spirituale è, da un parte, ricercato attraverso forme di spiritualità che non appartengono alla nostra cultura e senza togliere nulla abbiamo nella religione cristiana e cattolica da sempre, e dall’altra un rifiuto a tutto ciò che è spirituale per una logica umana che basti a se stessa, la lettura di questa biografia mi ha aperto il cuore per questa riflessione.
“Papa Francesco lo ripeterà anche nel libro-intervista con Gianni Valente “Senza di Lui non possiamo far nulla” (LEV 2019), osservando: “Se ad attirarti è Cristo, se ti muovi e fai le cose perché sei attirato da Cristo, gli altri se ne accorgono senza sforzo. Non c’è bisogno di dimostrarlo, e tanto meno di ostentarlo. Invece, chi pensa di fare il protagonista o l’impresario della missione, con tutti i suoi buoni propositi e le sue dichiarazioni d’intenti spesso finisce per attirare nessuno”. Per questo, aggiungeva, “la missione non è un progetto aziendale ben collaudato. Non è nemmeno uno spettacolo organizzato per contare quanta gente vi prende parte grazie alle nostre propagande. Lo Spirito Santo opera come vuole, quando vuole e dove vuole. E questo può comportare una certa vertigine. Eppure il vertice della libertà riposa proprio in questo lasciarsi portare dallo Spirito, rinunciando a calcolare e a controllare tutto. E proprio in questo imitiamo Cristo stesso, che nel mistero della sua Resurrezione ha imparato a riposare nella tenerezza delle braccia del Padre. La misteriosa fecondità della missione non consiste nelle nostre intenzioni, nei nostri metodi, nei nostri slanci e nelle nostre iniziative, ma riposa proprio in questa vertigine: la vertigine che si avverte davanti alle parole di Gesù, quando dice: senza di me non potete far nulla”. (cfr. VaticanNews)
Talvolta siamo tentati di volere e organizzare iniziative a nastro e questo vale per i sacerdoti super attivi con mille proposte ma anche per i fedeli che chiedono attività: pellegrinaggi, gite, feste … per poi non partecipare alla vita ordinaria della Parrocchia. E’ questo un limite sul quale dobbiamo fermarci a riflette non per giustificare né il nostro troppo fare né il nostro poco proporre, ma trovare il giusto equilibrio non dimenticando che al centro deve esserci sempre Cristo.
La Parrocchia non è un agenzia di servizi ma una comunità che al centro ha messo Cristo e dal quale trae forza per vivere la propria vita e la propria vocazione. Credo sia importante per tutti partire dalla Preghiera, questo deve proporre la Parrocchia, e la liturgia è il centro da dove le altre attività scaturiranno, solo da questa presa di coscienza di vita sacra dove al centro c’è l’Eucarestia partono poi tutte le altre attività. Non siamo testimoni di Cristo perché giriamo con la corona del rosario in mano o perché andiamo per santuari o devozioni varie ma si è cristiani perché si è fedeli a Cristo partecipando alla vita della Chiesa in modo continuato senza scuse e giustificazioni.
Ora la provocazione oggi è: come vivi la tua appetenze alla Parrocchia, cosa chiedi al tuo sacerdote? Chiedigli di parlarti di Cristo, che ti aiuti nella preghiera, nella vita spirituale e poi nascerà tutto il resto per essere tra i fratelli veri testimoni dell’amore per Dio.
@unavoce







