l’ora della mezzanotte

“Kierkegaard ha scritto che giunge per tutti l’ora della mezzanotte, l’ora in cui ognuno non può più mentire a sé stesso, l’ora in cui ognuno non può più continuare a giocare con carte false. Quest’ora della mezzanotte è l’ora del silenzio, l’ora in cui il silenzio ci aiuta ad aprirci all’ascolto di noi stessi, dell’altro e della trascendenza, e fa si allora che le parole con cui confezioniamo, i nostri messaggi siano parole parlanti e non degli sgorbi, siano cioè delle parole che non possono essere subite nella disattenzione, ma bensì generano attenzione”. (cfr. M.Baldini)

 

Oggi vorrei soffermarmi su questo aspetto del nostro vivere. Tutti noi nessuno escluso fatica a vivere questa dimensione che non è da sottovalutare così come non è da sottovalutare la parola. Con le nostre parole possiamo fare bene e fare male e così il silenzio può e deve essere un elemento importante della nostra vita. Un silenzio che non è solo assenza di rumore ma riflessione e introspezione, un silenzio ricco che ci permette di pensare alla vita e alle cose di essa alle azioni che compiamo e alle parole che poi siamo chiamati a pronunciare. Un silenzio che non è isolamento o solitudine ma un fermarsi dal corre e rincorrere la vita, per viverla in modo pieno vero autentico e ricco della nostra fede. Mi tornano alla mente le parole del primo libro dei Re quando Elia incontra Dio: «Che cosa fai qui, Elia?». Gli disse: «Esci e férmati sul monte alla presenza del Signore». Ed ecco che il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera. Come l’udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all’ingresso della caverna. (1 Re 19, 9-13)

Le cose importanti della vita non fanno rumore le parole bella della vita non sono gridate ma sussurrate le parole dell’amore anno un vento leggero.

“L’uomo di questa fine del secondo millennio è un uomo che è diventato, come scrive Picard, “un’appendice del rumore”. L’uomo è diventato cioè un mero spazio del rumore. Non è stato cosi in passato, sebbene anche nella Roma di Cicerone ci si lamentasse dell’eccessiva rumorosità e Schopenhauer, nel secolo scorso, se la prendesse con gli schiocchi della frusta dei vetturini che gli impedivano di pensare. Il rumore è stato presente anche nelle civiltà passate, ma oggi ha raggiunto un livello tale da diventare anche fonte di malattie fisiche. L’uomo vive, quindi, in questo mondo che non conosce il silenzio, vive in una galleria del vento di pettegolezzi e di chiacchiere. Dalla mattina quando si alza, alla sera quando va a letto, il rumore, o il parlare, o se volete il parlare come rumore, è “diventato una schiavitù” – scrive la Sontag – “come l’alcool o il fumo”. (cfr. M. Baldini)

Proviamo anche noi a fare tesoro di questo spazio della vita, fare silenzio dalle parole soprattutto quando queste sono inquisitorie critiche talvolta anche cattive, proviamo a fare silenzio e a limitare i nostri giudizi pettegolezzi a limitare il nostro pensiero per ascoltare per riflettere per pensare per stare con noi stessi e sentire l’anima e il cuore.

Si fa fatica a stare in silenzio senza distrazioni di altri strumenti o di persone, prova a vivere la tua giornata creando questo spazio esterno che diventa interiore. Prova a stare in casa senza parlare al lavoro senza dire o riempiere gli spazi con parole prova a non accendere tv radio o telefono prova ad osservare a guardare ad ascoltare con il cuore a guardare e accorgerti della vita che ti circonda con gli occhi dell’anima. Ti scoprirai in difficoltà ma se riuscirai ti accorgerai di quanto beneficio riceverai da questo semplice gesto e in seguito le tue parole saranno più pacate più nobili più educante più amorevoli, la tua voce sarà più lenta e sottile la tua mente più serena, lasciati abbracciare dal vento leggero di Dio che vuole entrare nella tua vita, la porta del cuore la puoi aprire solo tu e solo tu potrai riconoscere in te i tuoi limiti e i tuoi pregi e solo allora e solo dopo potrai parlare con verità e carità.

@unavoce – foto: fonte

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