è un’arte
Quando si parla pace e di militari si pensa solo e sempre a un controsenso e alla guerra, all’attacco all’offesa e nonostante in Italia il Ministero che dirige e coordina i militari si chiami Difesa.
Inevitabilmente la nostra mente alle parole militare e pace associa il servizio di questi uomini e donne in divisa all’attacco più che alla difesa. Vuoi perché abbiamo negli occhi le guerre contemporanee, vuoi per la memoria delle due grandi guerre mondiali che ancora, se non vissute, le abbiamo studiate e le ricordiamo frequentemente pensando ai tanti morti vuoi per una mentalità che vuole vedere solo in una direzione tale realtà.
Con buona pace dei pacifisti, che poi alla fine si rivelano più litigiosi di nazioni in contrasto tra di loro, i militari e i militari italiani sono uomini e donne preparati e addestrati alla difesa, una difesa che prevede le armi ma che nelle loro modalità le portano come deterrenza, senza offendere nessuno, anzi portando a casa sempre feriti, morti e disprezzo, forse questo dovrebbe farci riflettere quando l’opinione pubblica si scaglia contro le forze armate e di polizia.
“La pace è un’arte”, come ha ricordato il card. Parolin al termine della sua vista in Messico. Si, la pece è un’arte che si coltiva e si prepara con allenamento, addestramento, conoscenza, educazione, compassione e formazione continua. Non potrebbero operare nei vari teatri e nelle varie situazioni geo polite se non ci fosse un addestramento alle procedure, all’uso dei mezzi di deterrenza, senza dimenticare però che coltivano nel cuore il desiderio e l’obiettivo della Pace sempre e comunque.
Militari capaci in umanità e in strategie non guerriere ma uomini e donne che nonostante la divisa e le armi, mettono in campo la loro intelligente azione di collaborazione e di dialogo, di ricostruzione e di coinvolgimento, sia all’estero che in patria.
La pace è un’arte che è alla base della formazione militare e che forse dovremmo imparare tutti a costruire con le nostre vite personali, con le nostre scelte quotidiane, mettendo in gioco dialogo, razionalità, intelligenza, compassione, senza giudicare, puntare il dito e diventare gelosi di ciò che è di tutti, cioè la terra, il lavoro, la dignità, il rispetto e se gli altri non lo vivono non è una scusa per non essere veri e autentici, pertanto è necessario impegnarci ad educarci ed educare a questo stile di vita con pazienza, con la presenza costante di deterrenza nel rispetto delle regole che ci permettono di convivere insieme.
“La pace inizia con l’empatia del dolore degli altri”, ha affermato il cardinale Segretario di Stato Vaticano, forse ci manca proprio questo elemento, l’empatia. Siamo diventati freddi, distaccati e fin tanto che non smuovo il nostro quotidiano agire e vivere, allora non ci interessiamo e facciamo discorsi che sanno di comizi e solo nel momento che ci viene a mancare la sicurezza diventiamo critici e pretendiamo interventi anche drastici e invece di ripensare al modo di come viviamo, puntiamo il dito contro tutti e tutto, critichiamo chi ci ricorda il nostro dovere di cittadini.
La pace è un’arte che si costruisce in casa nostra, nelle nostre famiglie, nelle nostre comunità civili e religiose, dove il rispetto, il dialogo, l’aiuto sono alla base. Questo non significa che non ci siano problemi e non si può certo mettere la testa sotto la sabbia ma non bisogna mai dimenticare che siamo e sono persone. Questo i nostri militari lo sanno e lo vivono sulla propria pelle a dispetto di chi fa la voce grossa senza impegnarsi.
@unavoce – foto: fonte







