L’OSPITALITA‘

 

Mai come in questo tempo, questa parola sembra risuonare con accenti che vanno dalla polemica all’ideologia, dalla fede alla fraternità. Oggi cercheremo, attraverso vari autori, di vedere alcuni aspetti di vita e di fede che non possiamo ignorare per essere veri uomini sociali che vivono su questo pianeta e veri fedeli di Cisto, religiosi e attenti agli altri.

“L’ospitalità nella Bibbia è un valore fondamentale e sacro, considerato un dovere morale e un modo concreto per servire e accogliere Dio stesso. Nel Vicino Oriente antico, proteggere e nutrire il viaggiatore (spesso indifeso o forestiero) era una legge non scritta ma inviolabile. Nella Bibbia questo si trasforma in un comandamento etico e spirituale. Accogliere lo straniero significa praticare la theoxenía, ovvero l’ospitalità di Dio, con la possibilità di ricevere inconsapevolmente messaggeri divini o lo stesso Signore (come ricorda anche la Lettera agli Ebrei 13:2: “Non dimenticate l’ospitalità; alcuni, praticandola, hanno ospitato degli angeli senza saperlo”).

Qui ti riporto solo accennando alcuni esempi che troviamo nella Bibbia: “Abramo alle querce di Mamre (Genesi 18): Abramo accoglie con generosità tre viandanti sotto un albero, offrendo acqua, pane e ristoro. Si rivelerà una teofania (la visita di Dio) che porterà alla promessa della nascita di Isacco. Il contrasto con Sodoma (Genesi 19): All’ospitalità di Abramo si contrappone la violenza e il rifiuto dell’ospite da parte degli abitanti di Sodoma, simbolo dell’inospitalità e della chiusura totale.

L’esperienza del forestiero: Israele è invitato a ricordare la propria storia (“Mio padre era un arameo errante” – Deuteronomio 26:5). Avendo sperimentato la condizione di stranieri in Egitto, gli israeliti hanno il dovere morale di non opprimere il forestiero ma di amarono come se stesso (Levitico 19:34).

Gesù come ospite e accennante: Gesù stesso vive da itinerante dipendendo dall’ospitalità altrui, e identifica se stesso nei bisognosi (“Ero straniero e mi avete ospitato” – Matteo 25:35). Marta e Maria (Luca 10): L’episodio in cui Marta accoglie Gesù nella sua casa evidenzia il “ministero” del fare spazio all’altro, unito all’importanza dell’ascolto della Parola incarnato da Maria. Senza mormorare: Nel Nuovo Testamento (1 Pietro 4:9) viene esplicitamente richiesto di essere ospitali gli uni verso gli altri «senza mormorare», vivendo l’accoglienza come estensione della grazia ricevuta da Dio”. (cfr. AA.VV.)

“Oggi l’ospitalità in un mondo individualista è diventata una sfida culturale complessa, spesso ridotta a semplice consumo o percepita come una minaccia alla propria “bolla” di comodità e sicurezza. L’individualismo radicale che domina la società contemporanea tende a economizzare e frammentare le relazioni, trasformando l’altro da volto da accogliere a potenziale disturbo o ospite indesiderato. Nel mondo odierno si fa fatica a “fare spazio” fisicamente e mentalmente agli altri, considerati un ostacolo al proprio tempo e ai propri spazi vitali.  Lo straniero o il forestiero vengono spesso valutati solo in base alla loro utilità economica o percepiti con diffidenza ideologica, perdendo il senso sacro e reciproco che l’ospitalità aveva in epoche passate (come la xenia classica).

L’autocentralità impedisce di comprendere che l’uomo è per sua natura un ospite del mondo e che la chiusura genera isolamento e fragilità relazionale. Praticare la vera ospitalità non significa compiere una semplice “buona azione”, ma uscire dai propri confini per accogliere l’alterità senza pretendere di piegarla alle proprie aspettative. L’ospitalità è un atto di umanizzazione che arricchisce chi accoglie tanto quanto chi è accolto, abbattendo le distanze e creando un legame basato sulla dignità reciproca”. (cfr. AA.VV.)

Questo semplice e superficiale excursus solo per offrire degli spunti di riflessione che diventino occasione di pensiero e di azione personale. Si ospita fisicamente e si ospita anche con il cuore, con un sorriso, con l’amore senza giudicare.

@unafoce – foto: fonte

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