Liturgia della Parola

XXVII Tempo Ordinario

Dal Martirologio: Festa di san Francesco, che, dopo una spensierata gioventù, ad Assisi in Umbria si convertì ad una vita evangelica, per servire Gesù Cristo che aveva incontrato in particolare nei poveri e nei diseredati, facendosi egli stesso povero. Unì a sé in comunità i Frati Minori. A tutti, itinerando, predicò l’amore di Dio, fino anche in Terra Santa, cercando nelle sue parole come nelle azioni la perfetta sequela di Cristo, e volle morire sulla nuda terra.

___________________

RIMANI IN CONTATTO

I commenti quest’anno sono proposti da don Marco Giordano [Portoso], nostro confratello Cappellano Militare a Bologna. Don Marco, come potete vedere dal suo curriculum, ha le qualifiche bibliche e teologiche e spirituali per accompagnarci in questo nostro cammino. Qui sotto ti rimando all’articolo completo che lo presenta, inoltre potete trovare alcune sue pubblicazioni sul sito del portale Academia.edu e sul circuito di Amazon (in particolare “I Salmi. Il Salterio e la Liturgia delle Ore” vol.1 e vol.2). Un grazie sentito dalla redazione di “Una Voce” per la sua collaborazione.

 

XXVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

“La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi”? (Mt 21, 42)

Meditando la PAROLA con don Marco Giordano: “In questa ventisettesima domenica del tempo ordinario a dominare la liturgia della Parola è un tema classico per la Sacra Scrittura, e un tema “di stagione”: quello della vigna. Se ne parla infatti sia nella prima lettura e nel salmo responsoriale, che nel Vangelo. Proveremo non tanto di fare un commento puramente tecnico sulle parabole raccontate oggi, ma tenteremo di attualizzarle alla nostra vita, al nostro oggi. Cerchiamo di dare spunti per fare quello che sempre dobbiamo fare davanti alla Scrittura, vale a dire passare da una lettura storica del brano e nel caso specifico della parabola, i cui protagonisti sono Israele e i suoi capi, ad una lettura attuale, in cui i soggetti coinvolti siamo noi. Il primo atteggiamento che siamo chiamati a non fare nostro è quello di sentirci padroni di ciò che possediamo. Ovviamente non ci riferiamo ai beni materiali, ma ad aspetti della nostra esistenza ben più profondi. Di nulla siamo padroni in senso assoluto, ma tutto ci è dato da Dio. Scampato questo primo rischio ci imbattiamo però in un secondo pericolo, forse più subdolo, da evitare. Esso è dato dal comportarci come pessimi amministratori di ciò che Dio ci ha affidato. Questo secondo aspetto ci fa rischiare di gestire appunto questi beni, presumendo di non fare mai i conti col vero padrone, o pensando che questo padrone c’è, ma poi la sua lontananza impedisce un contatto diretto con lui. E ancora più gravemente viviamo riuscendo a boicottare o rendere inerme la sua signoria che ogni tanto si fa sentire nel chiederci i frutti che giustamente gli spettano.  Un rischio davvero insidioso è proprio quello di rendere silenziosa e inefficace la voce e l’opera di Dio che in molti modi cerca di riportarci sulla retta via. La parabola di oggi ci insegna ad avere in affidamento la gestione del Regno di Dio e a gestirla con responsabilità consapevole per produrre nella nostra vita quei frutti che Dio tanto gradisce”.

Grazie della tua visita se vuoi rimanere collegato con noi iscriviti alla newsletter clicca qui