Nel proprio lavoro

 

Il recente viaggio del Santo padre in Francia dove si è concluso a Metz città dove Robert Schuman ha vissuto ci porta a guardare a questo Padre fondatore dell’Europa un “Fedele laico, uomo di governo al servizio di uno Stato laico, rispettava pienamente la laicità dello Stato, ma non acconsentì mai ad agire contro coscienza, formata all’obbedienza dei comandamenti di Dio e delle leggi della Chiesa” (cfr. causesanti), dalla profonda fede e profeta per una terra comune trasformando strumenti di guerra in possibilità di pace e di condivisione.

Ecco questa occasione ci offre l’opportunità di conoscere meglio uno dei Padri fondatori dell’Europa. La Chiesa lo ha proclamato venerabile nel 2021.

In uno scenario dove vediamo l’Europa faticare a rimanere unita a creare dialogo e rispetto reciproco le parole del papa a Metz ci orientano e ci spronano a non perdere la speranza a non mettere le braccia conserte rinunciando e fermandosi ma andando avanti con coraggio impegno e dedizione e continuare a lavorare per quella visione che Schuman e gli altri padri fondatori videro promossero e iniziarono.

La multiculturalità le diverse religioni la migrazione di massa non ci deve fermare e chiudere ma aprire per un cammino di rispetto reciproco di dialogo senza perdere le singole caratteristiche e specificità, ma arricchendoci gli uni gli altri delle storie e delle trazioni per un bene comune.

Le regioni hanno un ruolo importante di dialogo di rispetto reciproco e di accoglienza senza rinunciare a tradizione e costumi.

“Schuman, fervente cattolico (nei suoi scritti sono state trovate espressioni come: “Mi abbandono a te, Signore”), fu definito da papa Paolo VI «infaticabile pioniere dell’Europa unita». Per lui, morto il 4 settembre 1963, la politica fu un cammino verso la santità. Una professione che era una vocazione, che lo portava a sognare un’Europa accogliente, solidale, responsabile, con un’anima. Un sogno che alla luce di quanto accade oggi, ad esempio per quanto riguarda i migranti, ancora non è stato realizzato, ma che ha sempre la possibilità di essere attuato, forse proprio, usando le parole di Schuman, grazie a “realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto”. (cfr. cittànuova)

Incamminiamoci anche noi con passione nel lavoro che abbiamo intrapreso grande o umile che sia il lavoro ha una sua dignità che va al di là della grandezza e dell’apparenza e svolto con umiltà è e può essere luogo della nostra santificazione.

@unavoce – foto: fonte

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