Attesa
Con la 1° domenica di avvento inizia il nuovo anno liturgico, quello scorrere del tempo alla luce della storia della salvezza attraverso la liturgia, i testi sacri e i sacramenti un cammino che ci accompagna per vivere la nostra vita con Cristo riconoscendoci suoi figli peccatori ma da Lui amati e salvati con la sua storia terrena voluta da Dio per mantenere quell’amicizia e quell’alleanza pensata dalle origine della creazione. Un rapporto di amicizia che Dio ha voluto con le sue creature.
L’avvento è il tempo dell’attesa, quell’attesa che cambierà la storia dell’umanità, Dio si fa uomo e viene in mezzo a noi, diventa uno di noi uguale in tutto eccetto il peccato nascendo da una donna in modo straordinario. Quattro settimane ci separano dalla grande festa del Natale del Signore. Quattro settimane dove le domeniche sono contrassegnate da un’espressione che la chiesa mutua dalle antifone d’ingresso alla celebrazione Eucaristica domenicale:
“La prima domenica è detta del Ad te levavi («A te elevo», Salmo 25); la seconda domenica è chiamata del Populus Sion («Popolo di Sion», Isaia 30,19-30); la terza domenica è quella del Gaudete («Rallegratevi», Filippesi 4,4.5); la quarta domenica è quella del Rorate («Stillate», Isaia 45,8). Il termine Avvento deriva dalla parola “venuta”, in latino adventus. Il vocabolo adventus può tradursi con “presenza”, “arrivo”, “venuta”. Nel linguaggio del mondo antico era un termine tecnico utilizzato per indicare l’arrivo di un funzionario, la visita del re o dell’imperatore in una provincia. Ma poteva indicare anche la venuta della divinità, che esce dal suo nascondimento per manifestarsi con potenza, o che viene celebrata presente nel culto. I cristiani adottarono la parola Avvento per esprimere la loro relazione con Cristo: Gesù è il Re, entrato in questa povera “provincia” denominata terra per rendere visita a tutti; alla festa del suo avvento fa partecipare quanti credono in Lui. Con la parola adventus si intendeva sostanzialmente dire: Dio è qui, non si è ritirato dal mondo, non ci ha lasciati soli. Anche se non lo possiamo vedere e toccare come avviene con le realtà sensibili, Egli è qui e viene a visitarci in molteplici modi”. (cfr. Avvenire)
Un tempo nel quale prepararci con una maggiore attenzione alla preghiera, oltre alla partecipazione alla celebrazione Eucaristica domenicale programmate, quella feriale nella chiesa vicino a casa vostro o qui in Parrocchia da noi (vedi orari), con la visita in chiesa al Santissimo Sacramento e la partecipazione al S. Rosario e alle altre proposte, con un bella confessione e con gesti di carità più veri e più assidui (oltre all’impegno che la nostra comunità si è già assunta nel cammino di questo anno sostenendo l’orfanotrofio delle suore in Iraq) preparando quei segni esteriori che celebrano il mistero del Natale di Cristo, con il presepe nelle nostre case e gli addobbi vari secondo le tradizioni delle nostre terre di origine. Segni esteriori per vivere interiormente questo tempo e rinnovare il nostro cuore, la nostra anima, la nostra vita.
@unavoce – foto: fonte







