Per vocazione

 

Quando si parla di militari, ad alcuni membri della Chiesa, religiosi o laici, viene il fumo negli occhi, come se dire militare volesse dire guerra. Credo che sia un limite intellettuale al quale non possiamo mettere rimedio. L’ignoranza perpetrata però non è solo limite di cultura e informazione ma rivela un cuore “malato” che si nasconde dietro una maschera, come oggi capita molto spesso in tanti settori, però quando questo accade nella Chiesa allora diventa pericoloso perché ricalca forme di fondamentalismo che danneggiano l’azione dello Spirito Santo e non seguono le regole ma solo quelle che desiderano, come abbiamo visto recentemente in alcuni gruppi che professano di essere credenti e cattolici ma con delle restrizioni, quelle che fanno comodo ovviamente e questo può accadere e accade anche nel pensare male di ogni situazione che usa stili differenti pur rimanendo obbedienti e fedeli a Dio e alla Chiesa.

Ora la terminologia “cappellani militari” crea problemi perché la parola che qualifica il servizio è fraintesa dimenticando lo spazio di azione dove rivolge la sua assistenza.  Come per altri ambienti il cappellano è definito secondo la categoria che serve come per esempio: ospedali, carceri, università, marittimi … delimitando un ambito di servizio e l’apparenza a tale categoria. Ora per i cappellani tra le Forze Armate l’aggettivo “militare” è identificativo di essere all’interno dell’istituzione che serve a pieno titolo permettendo al cappellano di poter svolgere il suo servizio di assistenza con maggiore possibilità logistiche e organizzative e integrarsi con il personale, fondamentale per svolgere questa presenza. Una realtà, quelle delle Forze Armate, che è completamente singolare nell’ambito delle altre categorie e chi pensa che il militare sia l’uomo della guerra, forse deve rivedere la sua cultura e le sue informazioni, soprattutto il suo cuore con cui legge e giudica le situazioni che lo circondano.

Il servizio che questa “porzione della vigna del Signore” svolge è fatto da uomini e donne che hanno anche la loro vita umana e spirituale e questo basta per essere accanto a loro come compagni di viaggio, come educatori e garanti del servizio che svolgono di difesa e protezione della nostra Patria, delle istituzioni e di ogni cittadino.

Questa è la porzione di Chiesa che sta celebrando i suoi primi cento anni di presenza e di servizio tra le Forze Armate e il motto scelto per l’anniversario è: “Inter arma Caritas”, sono parole che richiamano proprio la missione in mezzo a loro. Così il nostro Arcivescovo, l’Ordinario Militare S.E. Mons. Gian Franco Saba si è espresso: “la missione di assistenza spirituale che è svolta dall’Ordinariato. Prendendo la parola, l’arcivescovo Saba ha affermato: «L’esigenza pastorale è quella di promuovere la salus animarum, di evangelizzare e di non far mai venir meno la prossimità della Chiesa. Recentemente Papa Leone rivolgendosi all’Ordinariato della Polonia, ha indicato la missione dei cappellani, quella di annunciare il Vangelo e formare le coscienze. Un compito arduo… Il militare non può infatti essere associato alla guerra. Questa è sempre l’estrema ratio come l’ultima possibilità. I militari sono uomini e donne preparati a favorire la stabilità, la giustizia, la sicurezza, la libertà, valori inalienabili della persona umana. Il dramma del nostro tempo è la frattura tra Vangelo e cultura»”. (cfr. eurocomunicazione)

Quindi l’adagio che di tanto in tanto si sente: “Cappellani si, militari no”, è dettato da una ignoranza che rasenta l’invidia di un servizio che va superato soprattutto da chi si professa cristiano e da chi è ministro del sacro.

“La Chiesa è Padre e Madre” (cfr. Giovanni Paolo I) accanto all’umanità, una Chiesa voluta da Cristo guidata dallo Spirito Santo dove il successore di Pietro, l’Apostolo scelto da Cristo e i suoi successori, il Papa,  ci conferma nella fede essendo custode e garante del messaggio evangelico. In questa Chiesa di Cristo c’è il cuore di Cristo, gli occhi della Vergine e l’Anima del Padre che attraverso il Figlio ci rimane accanto, un Figlio venuto in mezzo a noi con la collaborazione umana di Maria che nel suo Si diventa strumento nelle mani di Dio. Questa logica ripercorre la storia della salvezza e della Chiesa nell’essere strumento nelle mani di Dio con la fedeltà al messaggio che il Figlio Suo è venuto a portare senza dimenticare nessuno, senza lasciare indietro nessuno, salvaguardando il messaggio ma amando tutti.

@unavoce