che parlano di Dio
L’importanza dei gesti del corpo nella liturgia, momento di preghiera rituale comunitario, è fondamentale per esprimere quello che abbiamo nel cuore in un assolo di atteggiamenti che ci uniscono nella fede e non solo nel compiere un rito.
La liturgia è l’insieme di gesti e parole che fanno memoria e ci rinnovano nell’amore di Dio e nel suo sacrificio di salvezza per ognuno di noi e pertanto la ritualità di come si compiono esprimo il dono che riceviamo. Ecco perché è importante capire il significato e compierli con cognizione di causa, insieme esprimono non solo la nostra personale devozione e il nostro amore per Dio ma ci un’unica Chiesa. L’osservanza dei gesti compresi nel loro significato ci aiutano nella nostra vita religiosa, non aumentano la fede ma ci mettono nella condizione di avere il cuore e l’anima disposta ad accogliere il Signore che viene nella Sua Parola, nell’Eucarestia e attraversi tutti i Sacramenti, elementi che alimentano lo spirto per vivere la carità tra i fratelli con il cuore di Cristo.
Uno dei gesti che facciamo senza pensarci molto lo facciamo entrando in chiesa ma non forse non ci siamo sei mai chiesti cosa stiamo facendo davvero? Qualcuno lo chiama superstizione ma così non è, è invece il gesto più antico della nostra fede.
Entriamo in chiesa, passiamola porta della chiesa, che non è una qualsiasi porta, è molto più di un semplice gesto fisico: è un passaggio spirituale e una conversione interiore. Questa soglia segna il confine tra il mondo profano e quello sacro, invitando a liberarsi dai pesi materiali per iniziare un nuovo cammino di fede, dove all’ingresso troviamo la pila dell’acqua benedetta, tradizionalmente nelle antiche chiese ma anche nelle nostre il fonte battesimale si trovava all’ingresso della chiesa, quindi compiamo un gesto che fa memoria e non è un gesto che porta fortuna o che allontana dal male come un amuleto, non è un rito magico ma è un segno, è la Chiesa che ti sussurra: TI ricordi? Sei stato salvato sei stato accolto, per questo lo facciamo senza pensarci. Il corpo ricorda quello che il cuore a volte dimentica e ricominciamo da dove siamo partiti da dove siamo rinati, un gesto quindi che dice, intingendo la mano nell’acqua benedetta, che ricordiamo il nostro battesimo, dove siamo diventati figli di Dio e tracciamo la croce su di noi, non nell’aria, ma sulla nostra vita.
Altro gesto sono i movimenti che compiamo con il corpo. Nella Messa, cambiare posizione non è un caso, ma un linguaggio del corpo che esprime il nostro dialogo con Dio. Ogni postura ha un significato simbolico e spirituale ben preciso, regolato dalle norme liturgiche. Ecco cosa significa ogni gesto: In piedi, è la posizione della preghiera, del rispetto e della risurrezione. Ci si alza per ascoltare il Vangelo, come segno di massima attenzione e durante le preghiere, proprio come ci si alzerebbe in segno di rispetto all’arrivo di una persona importante. Seduti, è la postura dell’ascolto e della meditazione. Ci si siede durante le letture e l’omelia, per accogliere la Parola di Dio come discepoli che si mettono in ascolto del proprio Maestro. In ginocchio, è il gesto per eccellenza dell’adorazione e dell’umiltà. Ci si inginocchia durante la Consacrazione, il momento più solenne in cui il pane e il vino diventano il Corpo e il Sangue di Cristo. Questi gesti aiutano a coinvolgere tutto l’essere – corpo e spirito – nella celebrazione.
Mi fermo qui, con questi riferimenti oggi, solo per ricordare a me e a voi quei gesti che talvolta facciamo meccanicamente senza dare la giusta importanza, certo che ricordandoceli ci aiuteranno a vivere meglio le nostre celebrazioni.
@unavoce







