Una famiglia

 

La Chiesa «proclama il Vangelo della pace» ed è «pronta a collaborare con tutti per custodire questo bene universale». Furono queste una delle espressioni usate dal Papa nel saluto ai membri dell’Ordinariato Militare in occasione delle celebrazioni del centenario, parole che diventano azione per la nostra Chiesa Castrense e per ogni cappellano in servizio presso gli enti militari.

Una comunità quindi che vive e si educa ed educa alla pace con uno sguardo largo attraverso i nostri “poveri e fragili”. Una realtà comune a tutti e a tutte le diocesi e parrocchie e anche la nostra non fa differenza, abbiamo figli, padri, madri, nonni che sono i nostri poveri e fragili.

Più volte, nei documenti, nelle parole e nelle azioni, la Chiesa viene definita una “grande famiglia” poiché unisce tutti i credenti in una comunità basata sull’amore fraterno, sull’accoglienza e sulla condivisione. Questa visione comunitaria si fonda su elementi cardine della vita cristiana: Accoglienza, condivisione e preghiera. La comunità è aperta a tutti, diventando un approdo sicuro, i membri si sostengono a vicenda nella quotidianità, affrontando le difficoltà e, come ci ricordano gli Atti degli Apostoli, la famiglia dei credenti si riunisce per studiare la Parola e celebrare i Sacramenti.

Con questo stile viviamo nella nostra chiesa e nelle nostre comunità, accogliendo, condividendo e pregando. Vedovi e vedeve, separati e separate, malati gravi, malati per incidenti, fragili fisicamente, figli disabili, piccoli e grandi, giovani e anziani, vicini e lontani. Ognuno nelle sua peculiarità vive momenti difficili e la comunità, che ha un abbraccio largo e uno sguardo lontano per la su conformazione territoriale, li unisce con una rete di attenzioni che parte prima di tutto dai colleghi e colleghe, dagli amici, dai vicini di casa e dal tenere informata l’assistenza spirituale per coordinare eventuali interventi più mirati con le istituzione di supporto.

Vedi per la nostra comunità la pagina carità e la pagina Pastorale sanitaria.

Abbiamo costruito la vita ordinaria di costante attenzioni: nascite e morti, matrimoni e i vari Sacramenti dei figli e dei militari, difficoltà per separazioni … una continua vicinanza. In questi anni, una rete fitta di rapporti e di collegamento in vari modi, con raccolte di cibo, vestiti, soldi, impegno per questo o quel centro, mensa per i poveri, centro assistenza, asili, orfanotrofi, case per anziani, ci legano e ci ricordano la fragilità della vita umana che va accolta, rispettata e sostenuta da parte di tutti.

Educandoci ad accorgerci della vita che ci passa accanto, che ci vive vicino è lo stile dei nostri militari, persone capaci di esserci concretamente nell’assistere chi si trova in difficoltà, chi ha bisogno, chi ha necessità di sostegno … un educarsi e un vivere quotidiano che dà senso al loro servizio di difesa e sicurezza. Una educazione che è costante, un educare l’anima e il cuore ad accorgersi e in questo esserci, la capacità di stupirsi della serenità di chi porta una croce, dall’esempio che ci viene donato da queste fragilità a dare peso e valore alle cose che contano tralasciando diffidenze, chiacchiere e pettegolezzi che svuotano la vita rendendola triste.

L’attenzione ai poveri e ai fragili è il fondamento dell’educazione alla pace. Assistere i malati, i poveri e gli emarginati è il primo passo per rimuovere le disuguaglianze che generano tensioni e conflitti. Come sottolineato dal magistero, la pace non si costruisce solo con i trattati, ma nelle relazioni quotidiane, nelle famiglie e tra di noi, gesti semplici che parlano di pace, amore e sostegno, permettendo di avere uno sguardo che supera i conflitti e i contrasti quotidiani attraverso il dialogo e il rispetto, il sostegno e l’impegno concreto verso gli altri, verso chi più fragile. Questi sono i nostri militari, operatori di pace alla scuola del vangelo.

@unavoce – foto: fonte

Grazie della tua visita se vuoi rimanere collegato con noi iscriviti alla newsletter clicca qui