LASCIATI USARE DALLA PROVVIDENZA DI DIO
La santità vocazione universale
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«Ciascuno viva secondo la grazia ricevuta, mettendola a servizio degli altri, come buoni amministratori di una multiforme grazia di Dio. Chi parla, lo faccia come con parole di Dio; chi esercita un ufficio, lo compia con l’energia ricevuta da Dio, perché in tutto venga glorificato Dio per mezzo di Gesù Cristo» (1° Pietro 4,10-11).
La storia del mondo senza i santi e le sante sarebbe immensamente più povera, cioè meno umana (Papa Leone XIV)
In questo mese, che si è aperto con la solennità di tutti i santi, voglio indirizzare “il riflettore” sulla vocazione comune. “La santità è la vocazione universale (cfr. Lumen Gentium 5°, 39-42) di ogni battezzato, non un traguardo riservato a pochi eletti o religiosi, ma una chiamata rivolta a tutti i cristiani in qualunque stato di vita”. (cfr. Papa Francesco)
Quando si parla di santi pensiamo immediatamente ai santi che abbiamo nelle raffigurazioni nelle nostre chiese, di persone religiosi o laici che la Chiesa ci presenta come modelli da seguire ed è questo, ma è anche altro. “La santità non è una vita perfetta, ma la capacità di vivere la propria esistenza ordinaria — fatta di lavoro, famiglia, relazioni e difficoltà — con fede e amore”. (cfr.ecodibergamo)
La vocazione alla santità vissuta quindi all’interno del nostro quotidiano: matrimonio, famiglia, ordine sacro, vita religiosa, lavoro, vita sociale … non è qualcosa di pochi ma una possibilità per tutti. Una santità che ci porti a scoprire noi stessi, le nostre capacità e i nostri limiti educandoci ai valori evangelici, allo stile di vita di Gesù, una santità non privata ma che diventa comunione in famiglia, con gli altri, nella società e nella Chiesa, una santità che è fatta dalla capacità di esserci, di accorgersi, di abbracciare la propria vocazione, le proprie scelte con coraggio, talvolta con fatica, affidandosi e fidandosi del Signore senza venir meno al lavoro, all’impegno personale per migliorarci. E’ un cammino serio fatto di scelte, talvolta controcorrente, impopolari ma capaci di parole buone che uniscono e che accolgono.
Non si è santi solo in determinati ambiti della vita o compiendo gesti eclatanti ma con una vita accolta e donata ogni giorno. “La santità nasce come dono di Dio ricevuto nel Battesimo e non come il risultato di sole forze o imprese umane straordinarie. Consiste essenzialmente nella pienezza dell’amore, la carità, ossia nel vivere in intima comunione con Cristo e nel riflesso del suo amore verso il prossimo e non richiede necessariamente di farsi monaci o di compiere atti eclatanti, ma si attua nella vita di tutti i giorni, nel lavoro, nella famiglia, tra le fatiche, la pazienza e le relazioni comuni. Che si sia genitori, lavoratori, giovani o consacrati, ciascuno è chiamato a percorrere questa via rimanendo aperto alla grazia divina”. (cfr. AA.VV.)
Vivi allora la tua quotidianità, le tue giornate, la tua scelta di vita, la tua vocazione con serietà ogni giorno senza lasciarti avvolgere dalla mentalità di questo secolo, ma rimanendo nel mondo sapendo di avere uno sguardo più grande, più alto, un obiettivo differente: amare e servire Dio con la tua vita, che sia un giovane alla ricerca della sua realizzazione o una adulto che ha scelto il matrimonio, un lavoratore navigato o una persona in difficoltà … diventare santi è amare con il cuore di Dio chi incontriamo sulla tua strada, educando, servendo, lasciandoci usare dalla provvidenza di Dio.
Non pensare che questo aspetto non sia importante, vedendo i grandi problemi e le difficoltà che il mondo deve affrontare, perché senza questa disposizione dell’animo, senza questo impegno costante, la crisi aumenterà nell’umanità. Senza prendere sul serio il vangelo, ogni nostra scelta privata o pubblica, personale o collettiva, di coppia o di famiglia, metterà in crisi la vita tua e della comunità umana.
Nel mondo laico che non crede o prende le distanze da Dio, dalla fede o dalle religione, vive di valori etici e civili condivisi, aspetto che il credente non può dimenticare e non deve trascurare per vivere una vita seria realizzata e non individualistica, ma con uno sguardo più alto. Da solo non andrai da nessuna parte e il mondo sembrerà essersi chiuso in un individualismo sconcertante dove “IO” basto a me stesso” e il resto non importa, questo porterà a una sofferenza dell’umanità e del pianeta.
“Il popolo di Dio cerca modelli per abitare il presente, intercessori che aiutino i membri della Chiesa ad affrontare le sfide odierne e a riconoscerne le opportunità” (cfr. Papa Leone XIV).
Lasciamo guidare dalla vita di questi nostri fratelli e sorelle che hanno vissuto il vangelo, nulla è impossibile a Dio, lasciati usare dal Signore, lasciati amare dal Signore. “E’ un invito profondo, radicato nella spiritualità e nella fede, che significa mettere la propria vita, i propri talenti e il proprio tempo a servizio di un disegno divino più grande. Non indica una perdita di libertà, ma la scelta volontaria di diventare uno “strumento” di bene, pace e amore nel mondo”. (cf. AA.VV.) Lo Spirito vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto quello che vi ho detto. (Gv 14,26). Diceva san Giovanni Bosco che “la provvidenza di Dio ci guida e non ci abbandona mai”.
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