È perfetto

 

Questa affermazione che ho scelto come titolo per questa chiacchierata con voi, ha l’ambizione di aiutarci a fermarci a riflettere sull’esodo dalla fede. Lo vedo ogni giorno, persone buone, capaci e professionisti che fanno la doppia faccia davanti al prete per rispetto? Forse, o per menefreghismo? Sicuramente, perché non credono o credo in quello che decidono loro, non so di preciso ma provo ora ad allargare lo sguardo.

Il mondo di oggi con l’avanzare della tecnologia che dà risposte dove un tempo non c’erano e venivano attribuite al divo, che vede e vive il diffondersi del male, della cattiveria, dell’odio con continue guerre, la secolarizzazione in aumento per un crescendo di individualismo che tende a porre la propria ragione al centro, che vede le regole religiose solo come limitazioni, che vede la crisi delle istituzioni travolte da scandali e delusioni. Solo alcuni degli elementi negativi che penso possano essere, da un primo sguardo, la sensazione di un clima di disagio generale che viviamo.

Cari amici, consapevole di questo, dobbiamo allora anche dire che nessuno è perfetto e se pensiamo che la libertà individuale, libera da regole di convivenza o che i limiti di una istituzione o la dimostrazione scientifica ci possano dire che Dio non esiste, che gli sforzi di miglioramento non servono, allora forse siamo sulla strada sbagliata.

Tutti credono in qualche cosa, il problema è quando l’ego diventa estremo, e lo vediamo in molti personaggi pubblici. Ora, se dimentichiamo il significato di cosa significa libero arbitrio rischiamo allora di non capire e di non fare nulla. Le conseguenze nascono dalle nostre scelte, quindi l’individualismo, oggi dilagante, non ci porterà da nessuna parte se non avremo degli obbiettivi comuni, delle regole di rispetto comuni di crescita che non si concentrino solo sull’interesse a discapito dell’umano.

La fede in Dio ci parla di amore, di rispetto, di collaborazione e non di individualismo di pensare che siano solo gli altri a sbagliare e noi nel giusto. Nessuno è perfetto ma dobbiamo comprenderlo non per giustificare ma per migliorare e insieme trovare soluzioni e per farlo ci vuole una dose di umiltà.

E’ più comodo non credere, non interessarsi, dire che gli altri sbagliano piuttosto che impegnarsi, è più comodo non dover rendere conto a nessuno dimenticando il rispetto e la convivenza che poi sfociano in guerre e litigi violenza e disordini, che rimboccarsi le maniche e lavorare per un bene comune.

Pertanto il detto “nessuno è perfetto” ci esprime la consapevolezza che l’essere umano è intrinsecamente limitato e fallibile, ma questa nostra fallibilità è o potrebbe essere un motore di crescita. Socrate sosteneva che la vera saggezza risiede nella consapevolezza del proprio non sapere, pertanto la ricerca della perfezione è spesso associata all’ansia, alla paura del fallimento e a standard irrealistici. La teologia dal canto suo riconosce l’imperfezione come caratteristica del creato rispetto all’assoluta perfezione del divino e la fede ci insegna il perdono e l’accoglienza dell’errore, invitando a un’evoluzione a una conversione a un cambiamento.

Tutto questo, allora, ci deve offrire l’opportunità di fermarci e vedere cosa o chi abbiamo messo al primi posto e analizzare le conseguenze delle nostre scelte. Sarà necessario tornare ad uno stile di vita scendendo dai nostri piedistalli di giudizio e pregiudizio e mettendo in campo umiltà e pazienza, forse potrebbe essere la strada per una migliore convivenza nella pace.

@unavoce – foto: fonte

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