Che genera futuro
Ve lo chiedo con il cuore di padre e di pastore: impegniamoci tutti ad essere sacerdoti credibili ed esemplari! (Papa Leone XIV)
“Una Fedeltà che genera futuro” è il titolo della lettera Apostolica di Papa Leone XIV che ricorda i sessant’anni di due decreti conciliari sulla e per la formazione del clero.
Fedeltà, una parola discussa oggi più che mai, giustificando abbandoni o separazioni, se si parla di matrimonio, perché la riflessione che da una prima analisi sembrerebbe naturale logica e sensata “meglio un uomo felice che un prete infelice o meglio due coniugi sereni che due sposi litigiosi” risponde solo alla mentalità di oggi, anzi parebbe auspicabile ma credo invece da una riflessione da un’altra punto di vista che, al di là della verità che racchiude, c’è sottointesa una parola che dimentichiamo: responsabilità, che porta in se altri aspetti come coerenza, non essere soli, impegno, conversione … e tutto questo sembra però che l’abbiamo dimenticato, quindi forse non basta considerare che sia felice e che quello che conta sia solo io e far passare tutto il resto in second’ordine. Una riflessione ad alta voce che non vuole giudicare o commentare fatti e vicende ma solo un esame di coscienza personale ad alta voce che desiderio condividere.
Comprendo, e parlo da sacerdote, che non è facile e non parlo perché ritengo che sia impossibile sbagliare o cambiare idea ma dico solo che noi sacerdoti anche se crediamo di essere soli non lo siamo, l’umiltà di chiedere aiuto, di confrontarci, di avere una buona vita di preghiera, un direttore spirituale, una considerazione da parte dei nostri superiori, un po’ di vita comunitari tra confratelli, l’impegno a lavorare e a non perderci con strategie moderne o presunte tali per attirare più gente, senza tralasciare tuto ciò ma dandogli il giusto peso allora forse ci aiuterebbe. Se però manchiamo di umiltà nel rimetterci in gioco, nel mantenere la mente allenata allo studio, nella fedeltà alla preghiera, al nostro quotidiano dovere di ministri del sacro, all’attenzione al popolo a noi affidato confidando anche sul loro sostegno sulla oroa vicinanza, con i nostri superiori anche se forse non sempre e non tutti ci piacciono però sono la garanzia del nostro cammino. Talvolta anche noi siamo dei criticoni nei confronti della Chiesa più che dei servitori e se le critiche vanno fatte bisogna anche avere l’umiltà di accettare quello che magari non condividiamo. Molte cose cambiano secondo il tempo ma molte altre non possono subire le mode ed è forse qui che ci distraiamo convinti che il sacro sia da modernizzare perché non piace ai giovani, dimenticando che forse i giovani aspettando da noi che siamo coerenti con quello che annunciamo e se l’aspetto esistenziale e caritativo va per la maggiore non dobbiamo mai perdere la sacralità dei gesti che compiamo, gesti che non subiscono le mode ma vanno semmai spiegati e valorizzati senza scimmiottare altri ambienti o attività di raduno e di incontro. Avere il coraggio di lasciar andare e non curarsi dei numeri senza però dimenticare nessuno.
Convito della scelta, al di là di ogni difficoltà o di ogni cosa che non ci piace sia della Chiesa che del mondo, credo con umiltà e consapevole dei miei molti errori, che nulla è miglio di essere quello che si è sempre in cammino per migliorare. Abbandonare o separarsi non mi sembra serio e pur essendo ultimo in tutto mi sento che il Signore nonostante le mie fatiche e tristezze, fallimenti e errori contiua a chiamarmi sulla strada che ha pensato per me. Rimettersi in gioco ogni volta, ricominciare da capo, faticare sulla gestione della nostra personalità sarà la strada per rimanere unitia Cristo come suoi discepoli.
Quindi caro lettore ti chiedo di pregare per i tuoi sacerdoti, di stargli accanto e chiedete a loro che vi parlino del Signore e collaborate per le altre attività che servono a costruire la comunità ma al sacerdote che vi dona l’Eucarestia, centro e culmine della vita cristiana, chiedete che sia puntuale in questo.
Molti giovani non accolgono questa chiamata e allora mi permetto di riportare due espressioni del Papa: “Ai giovani dico: non abbiate paura! Accettate l’invito della Chiesa e di Cristo Signore … Lasciatevi ancora attrarre dalla chiamata del Maestro, per sentire e vivere l’amore della prima ora, quello che vi ha spinto a fare scelte forti e rinunce coraggiose”. (cfr. Papa Leone XIV)
I giovani ci guardano e si, forse ci giudicano, una responsabilità in più ma facendo il nostro dovere con serenità li aiuteremo a conoscere meglio Gesù e a seguirlo e per quelli che hanno il seme della vocazione nel cuore e che cercano risposte sarà una luce per il loro cammino.
Preghiamo per le vocazioni, preghiamo per chi è in formazione nel nostro seminario Scuola Allievi Cappellani e per tutti i seminaristi del mondo, preghiamo per quei giovani che sono ancora in ricerca e preghiamo per tutti sacerdoti.
@unavoce – foto: fonte







