Liturgia della Parola

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Foto: Cristo in trono, rogettate dal celebre artista Hans Baldung Grien attorno al 1517, furono eseguite dal maestro vetraio Hans von Ropstein. Le vetrate originali della cappella Blumeneck, originariamente situate nel Duomo di Friburgo (Freiburger Münster), sono oggi conservate e visibili presso l’Augustinermuseum di Friburgo in Brisgovia.
I commenti quest’anno sono proposti da don Marco Giordano [Portoso], nostro confratello Cappellano Militare a Bologna. Don Marco, come potete vedere dal suo curriculum, ha le qualifiche bibliche e teologiche e spirituali per accompagnarci in questo nostro cammino. Qui sotto ti rimando all’articolo completo che lo presenta, inoltre potete trovare alcune sue pubblicazioni sul sito del portale Academia.edu e sul circuito di Amazon (in particolare “I Salmi. Il Salterio e la Liturgia delle Ore” vol.1 e vol.2). Un grazie sentito dalla redazione di “Una Voce” per la sua collaborazione.
VI DOMENICA DI PASQUA
Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. (Gv 14,21)
Meditando la PAROLA con don Marco Giordano: Spesso il Signore lungo i suoi insegnamenti non rinuncia a distinguere i discepoli da quello che comunemente viene chiamato mondo. Nel quarto Vangelo questo è certamente un concetto molto chiaro, che torna più e più volte, e nel mondo si possono includere, sinteticamente, quelle categorie di persone che si chiudono al dono di Dio e alla rivelazione di Gesù. Dal Vangelo che ci viene proposto in questa sesta domenica del tempo di Pasqua la distinzione diventa discriminante in merito al ricezione del dono dello Spirito Santo. Il mondo non può ricevere lo Spirito di Dio a causa di una “cecità” che porta ad una non conoscenza (cf. v. 17). Si genera come un circolo vizioso in cui il mondo chiuso nella sua autosufficienza, non può assolutamente ricevere questo Spirito perché ha rifiutato l’amore di Gesù che ne è il portatore e il rivelatore. Chi non vede in Gesù la rivelazione dell’amore del Padre e non è disposto a ricevere questo amore come un dono gratuito, rimane drammaticamente chiuso a ogni influsso dello Spirito nel suo cuore. Noi discepoli dovremmo invece avere questa capacità di “vedere” tanto da poter ripetere e fare nostre le parole che, sempre san Giovanni, ripete nella sua prima lettera: «Noi stessi abbiamo veduto e attestiamo che il Padre ha mandato il suo Figlio come salvatore del mondo. Chiunque confessa che Gesù è il Figlio di Dio, Dio rimane in lui ed egli in Dio. E noi abbiamo conosciuto e creduto l’amore che Dio ha in noi» (1Gv 4,15-16). È in gioco soprattutto la nostra responsabilità, e Gesù ci vuole incoraggiare e aggiunge ancora con maggior precisione che lo Spirito, il Consolatore, non sarà solo accanto a noi, ma sarà «in noi» (v. 17). La festa di Pentecoste, che celebreremo tra due domeniche, non poteva avere più solenne preparazione.








