Albrecht DürerAdorazione della Santissima Trinità (1511)

Liturgia della Parola

Santissima Trinità

 

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I commenti quest’anno sono proposti da don Marco Giordano [Portoso], nostro confratello Cappellano Militare a Bologna. Don Marco, come potete vedere dal suo curriculum, ha le qualifiche bibliche e teologiche e spirituali per accompagnarci in questo nostro cammino. Qui sotto ti rimando all’articolo completo che lo presenta, inoltre potete trovare alcune sue pubblicazioni sul sito del portale Academia.edu e sul circuito di Amazon (in particolare “I Salmi. Il Salterio e la Liturgia delle Ore” vol.1 e vol.2). Un grazie sentito dalla redazione di “Una Voce” per la sua collaborazione.

 

SANTISSIMA TRINITÀ

«Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. (Gv 3, 16)

 

Meditando la PAROLA con don Marco Giordano: “La solennità della Trinità che celebriamo in questa domenica è una delle solennità forse più difficile da spiegare senza cadere in banalizzazioni, ma è anche il centro della nostra fede cristiana. Celebrare la Trinità di Dio significa celebrare la storia della nostra salvezza, cioè il mistero di quel Dio grande e misericordioso che è all’inizio del tempo e dello spazio, di quel Dio che si è reso visibile nel suo Verbo fatto carne. In questo anno ad illuminare l’odierna solennità vengono in nostro aiuto alcuni versetti del terzo capitolo del Vangelo di san Giovanni. Da questo brano innanzitutto emerge la concretezza di questo Dio. A differenza di molti che pensano che celebrare la Trinità sia un po’ un parlare di cose teoriche, questi pochi versetti evangelici ci mostrano come la realtà delle cose sia ben diversa, parlare di Dio fortunatamente coinvolge molto concretamente la nostra vita e la nostra vita di fede. La nostra libertà di credere in Cristo diventa discriminante. «Chi crede in lui» (v 18) e cioè chi accetta il suo amore come rivelazione dell’amore del Padre, chi si lascia amare da Dio attraverso di lui, «non è condannato» (v. 18). Viceversa «chi non crede» nell’amore e non si lascia amare e perdonare «è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio» (v 18). Abbiamo parlato dell’amore di Dio (del Padre), della grazia di Gesù (dono del Padre), ma tutto ci è comunicato attraverso il dono dello Spirito, che è comunione del Padre e del Figlio e apre i nostri cuori a questa comunione. Intelligentemente la solennità della Trinità è collocata in questa domenica: dopo il tempo pasquale in cui abbiamo gustato la salvezza di Dio che ci ha portato il Risorto e dopo la solennità di Pentecoste, in cui grazie allo Spirito siamo guidati alla Verità”.

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