Cristo e la Cananea, olio su tela, Jean-Germain Drouais,1784, Parigi – Louvre
Liturgia della Parola
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XX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
“Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!”. 24Egli rispose: “Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele”. 25Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: “Signore, aiutami!”. (Mt 15, 23 – 35)
Meditando la Parola con don Luigi Maria Epicoco: “Se la fede cristiana è la “sensazione” che Dio esista e che ci ama, allora essa è destinata a finire presto. Infatti capitano cose nella vita che mutano costantemente il nostro sentire. Basta una semplice esperienza negativa o di rifiuto per avere la sensazione di essere soli, abbandonati e lasciati in balia degli eventi. La fede cristiana è il dono di credere “ostinatamente” contro tutto e contro tutti (persino contro noi stessi) che l’Amore di Dio avrà sempre l’ultima parola su tutto. E’ questa la “grande fede” della donna del Vangelo di oggi. Va da Gesù disperata perché la figlia sta male, e invece di ricevere la sensazione di sentirsi capita e accolta, attraversa invece la sensazione di indifferenza, rifiuto e persino di umiliazione. Ma questa donna non si muove da lì. Non rompe il rapporto con Cristo, fino al punto in cui Cristo non solo la esaudisce ma le rivolge uno dei complimenti più belli del Vangelo: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E’ la fede di questa donna che dobbiamo domandare, e non la fede emotiva delle sensazioni, delle facili emozioni ed entusiasmi che trasformano la fede in un diversivo per sopravvivere ma non in qualcosa che può capovolgere realmente tutta la nostra esistenza. Dobbiamo pregare non fino al punto di convincere Dio (che tristezza sarebbe una simile convinzione!) ma fino al punto di lasciare che quella preghiera converta noi, ci accompagni passo dopo passo al punto più essenziale di noi stessi in cui la preghiera coincide con il nostro stesso essere. La “prova” che questa donna vive ha trasformato essa stessa in preghiera. E’ diventata lei il miracolo che domandava, per questo l’ottiene anche per la figlia”. (cfr. d.L.M. Epicoco)








